19 Marzo 2009

Usura bancaria chiesto giudizio per un direttore

Gli artigiani Usura bancaria chiesto giudizio per un direttore E’ di Tortona. Con spese e commissioni il tasso superava il limite: la ditta poi fallì

TORTONA L’usura si affaccia in banca. Chiesto dal pm tortonese il rinvio a giudizio di un dirigente, Antonio Invernizzi, 55 anni, di Garlasco, per il periodo in cui guidava la filiale di Tortona della Banca Antonveneta. L’accusa è quella di usura bancaria perché, tra il 30 giugno 2003 e il 31 marzo 2006, la banca avrebbe conteggiato a una azienda la commissione di massimo scoperto che, sommata ad altre spese correnti e al tasso di interesse, avrebbe prodotto un tasso effettivo superiore alla soglia di usura. La denuncia era partita dalla stessa azienda tortonese (ora ha poi chiuso l’attività) dopo che un consulente finanziario aveva rilevato anomalie.  Il titolare si era dunque rivolto al Codacons che lo ha assistito nella presentazione della denuncia. A sua volta, il pubblico ministero ha nominato un perito che ha evidenziato una presunta illegittimità nell’applicazione degli interessi legali. La questione è complessa.  «La nostra associazione – riferisce Paolo Missineo, legale del Codacons – sta seguendo anche altri casi, ma, finora, in sede civile». Questa sarebbe, nella zona, la prima vicenda nel penale. Secondo la contestazione, per definire la soglia di interesse usurario non si deve tenere conto solo degli interessi intesi comunemente come remunerazione del capitale, ma comprensivi del costo del denaro che si è avuto in prestito. Cosa cui, secondo il pm, la filiale tortonese della Antonveneta non si sarebbe attenuta. Una tesi che il dirigente intende confutare. Spiega il suo legale Roberto Tava: «Contestiamo gli addebiti. Dimostreremo nelle sedi giudiziarie l’infondatezza delle accuse».  Prima tappa il 19 giugno per l’udienza preliminare davanti al giudice, dove il titolare della ditta tortonese, assistito dal legale del Codacons, si costituisce parte civile. Una delle linee difensive fino a ora sostenute dagli istituti di credito, chiamati in causa per fatti analoghi in altre sedi giudiziarie italiane, consiste nella produzione di una circolare della Banca d’Italia secondo cui la remunerazione delle spese bancarie non farebbe cumulo per la determinazione della soglia di interesse usurario. «Momento spaventoso» «Il problema del credito lo viviamo sulla nostra pelle in modo spaventoso» dice Marco Bologna, direttore Unione Artigiani di Alessandria. «Noi piccoli aspettiamo soldi da tutti, pubblici e privati, e tuttavia dobbiamo pagare salari e contributi, fare manutenzione». Che fare nella stretta creditizia? «Urgente un confronto con le banche: dobbiamo parlarci. Finalmente la CrAl, portavoce Abi sul territorio, ha detto che ci convocherà presto».

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