20 Dicembre 2020

USARE UNA LAMBORGHINI PER FARE BENEFICENZA

– H a destato grande scalpore l’iniziativa del rapper e influencer Federico Lucia, in arte Fedez, il quale qualche giorno fa ha pubblicato un video sul proprio canale Twitch nel quale regalava cinquemila euro a cinque sconosciuti in difficoltà per il Covid. Questi soldi erano stati raccolti grazie all’idea di alcuni fan di Fedez, sono stati proprio loro sia a donarli e a scegliere a quali bisognosi destinarli: un rider, un senzatetto, un artista di strada, un cameriere, un volontario. «In due mesi sono stati raccolti 5000 dollari che io ho arrotondato a 5000 euro», ha poi spiegato il cantante. La missione di beneficenza è durata tre ore, il rapper ha scelto di farla a bordo della propria auto, una Lamborghini Huracan. Polemiche, ovviamente, più non posso: il Codacons (che ne ha appena persa una di causa contro Fedez e che è finito nel mirino di varie associazioni per la pubblicazione di un calendario con nudi di donna definito sessista) ha denunciato Fedez per pubblicità occulta e chiesto alla polizia postale di oscurare il video; lo speaker radiofonico e scrittore Fabio Volo ha attaccato direttamente il rapper, accusandone in particolare l’esibizionismo (Fabio Volo ha insistito che la vera beneficenza è quella che si fa senza alcuna pubblicità e ha biasimato la pubblicità data all’iniziativa molti non è andata giù la scelta del mezzo: la beneficenza in Lamborghini è suonata insomma come una cafonata offensiva proprio verso le categorie beneficate. Come sempre accade in questi fenomeni, la parte interessante non è il fatto in (ognuno è libero di giudicarlo co- meglio crede), ma tutto il circo che si scatena intorno: il popolo diviso tra il plauso a mani spellate e le vesti stracciate, la condanna senza appello e la santificazione. Sembra ormai diventato impossibile che qualcosa succeda in questo Paese senza che non ci sia subito un cinquanta e cinquanta, senza che l’immediata reazione sia l’aut aut fra sentir puzza di bruciato o odore di santità. Tutto è polarizzato al massimo, e sembrano ormai lontani quei tempi in cui esisteva ancora la complessità, quando una situazione poteva ancora essere un po’ giusta e un po’ sbagliata: quant’era bello quando si poteva essere perplessi, divisi, non saper bene da che parte stare, vedere sia la macchia che il pulito. Quant’era bello quando era ammessa, ancora, la moderazione, quanto era più profumata, l’aria oggi così inquinata dai troppi o no, quando ancora si poteva dire, modestamente: non so.

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