12 Giugno 2005

Urne aperte con l`incognita quorum No dei giudici al ricorso sugli sms

Roma Il quorum? “Un miracolo“. Nel fronte referendario si spera, ma ci si prepara ad affrontare il dopo. I numeri sono tutti a favore del fronte dell`astensione, ammettono i referendari, la vittoria dei sì è una corsa ad handicap. Né li aiuta la decisione del Tribunale civile di Roma, che ha rigettato il ricorso del Codacons per la diffusione degli sms sul voto. Secondo la statistica dell`Istituto Cattaneo di Bologna, qualsiasi referendum può contare oggi su una teorica partecipazione al voto del 57 per cento. Però, nel caso specifico, ci sono anche gli appelli all`astensione: della Chiesa cattolica, di interi partiti laici (come la Lega) o di parti preponderanti di essi (come per la Margherita o An). E poi c`è la questione degli italiani all`estero, quegli “800.000 fantasmi che gonfiano il quorum“, per citare il sito dei Ds. Tradotto: è assai difficile che alla fine la consultazione sia valida. Chi ci perdeSe il referendum non passerà, ad essere sicuramente sconfitti saranno i due partiti che più si sono spesi per il Sì: i radicali e i Ds. Ma anche leader come Gianfranco Fini, le cui critiche all`astensionismo hanno provocato una bufera in An. Nello sforzo di sovvertire le previsioni non deve stupire, quindi, che Piero Fassino, ad urne aperte, abbia deciso di partecipare stamattina a un “filo diretto“ a Radio Radicale. Secondo i referendari, è importante che gli italiani vadano a votare nel maggior numero possibile già dalle prime ore di domenica. Un dato importante di affluenza in serata potrebbe spingere lunedì alle urne anche i fautori della legge, consentendo il raggiungimento del quorum. Ecco perché Marco Pannella, Fassino e Stefania Prestigiacomo deporranno le loro schede nelle prime ore della mattinata. Un rischio ben presente al fronte astensionista che ha prima tentato di “bloccare“ la diffusione della percentuale di affluenza e poi invitato i cittadini a non recarsi comunque alle urne, anche qualora il dato facesse temere il raggiungimento del quorum. A non andare a votare (al contrario di Prodi, Fassino e Fini) saranno leader di entrambi gli schieramenti, da Rutelli a Follini. E, secondo diverse voci, lo stesso Berlusconi, ieri partito per il mare della Sardegna. No agli smsNon vi sarà alcun provvedimento d`urgenza che obblighi il ministro dell`Interno, Giuseppe Pisanu, a disporre la diffusione, mediante sms sui cellulari, delle modalità di svolgimento della consultazione referendaria sulla fecondazione medicalmente assistita prevista per domani e lunedì prossimi. Lo ha deciso ieri mattina il Tribunale civile di Roma – II sezione presieduta da Eugenio Curatola – che ha rigettato per carenza di legittimazione il ricorso presentato dal Codacons, il comitato per i diritti dei consumatori, dal Comitato per l`appello per il No ai quesiti referendari, dall`Italia dei Valori e dalla Lista consumatori. Il Viminale ha espresso “soddisfazione“ per la decisione, che “dà atto della correttezza con la quale sono state pubblicizzate le modalità di svolgimento del referendum, nel pieno rispetto della normativa che regolamenta l`uso dei mezzi di informazione“. Nella motivazione del provvedimento si legge che “non può essere ravvisata, a carico del ministero, una condotta omissiva colpevole, giuridicamente rilevante e potenzialmente lesiva di diritti o di valori inerenti alla persona garantiti dalla Costituzione“. Considerato che “nessuna norma – continua – prescrive un obbligo per l`amministrazione di provvedere alla comunicazione delle modalità di voto tramite sms“, al giudice sembra del tutto evidente che “l`adozione della predetta misura, eccezionale ed invasiva (per l`oggettiva incidenza sul diritto alla privacy), oltre che particolarmente onerosa, costituisce una scelta discrezionale prettamente politico-amministrativa, non valutabile dall`autorità giudiziaria ordinaria. Né tale discrezionalità può essere esclusa dalla circostanza che, nell`ambito di una precedente consultazione elettorale, il ministero abbia ritenuto di procedere alla trasmissione degli sms“. Secondo il giudice, infine, non è stata comprovata “una effettiva inadeguatezza della divulgazione delle modalità di voto attuata dalla pubblica amministrazione mediante i normali mezzi di informazione“. Per Carlo Rienzi, del Codacons, “evidentemente gli elettori sono cavie sulle quali il ministro può decidere di sperimentare gli sms violando la privacy quando gli conviene politicamente, come fece alle Europee, mentre può rispettarne la riservatezza quando non gli conviene mandare la gente a votare“. Il dopo votoSe davvero prevarrà l`astensione, difficilmente in questo ultimo scorcio di legislatura potrà esserci una modifica della legge sulla procreazione, anche se molti nel fronte del No sono disponibili ad una revisione. Ma difficilmente ci sarà anche un reale affondo contro l`aborto come paventato dai referendari. Di sicuro, la vittoria dell`astensione infliggerà un ulteriore colpo all`istituto referendario. Sui suoi sempre più evidenti limiti sono d`accordo un po` tutti: per alcuni perché è troppo facile la procedura per indirli. Secondo altri perché l`astensionismo rende troppo facile, invece, il loro fallimento. Di riforma della normativa si parla da anni senza che nulla approdi nelle aule parlamentari, e lo stesso avverrà probabilmente in questo scorcio di legislatura. Ma prima o poi occorrerà metterci mano, probabilmente mettendo insieme le due posizioni: innalzare il numero di firme necessarie e, soprattutto, abolire il quorum o almeno abbassarlo (una ipotesi è calcolarlo sul numero dei votanti alle politiche).

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