22 Agosto 2017

Uova contaminate in un laboratorio di pasta «fresca»

Le prime fettuccine al Fipronil erano (prevedibilmente?) in un laboratorio artigianale di pasta all’ uovo intercettato dalla Asl Roma Tre. Uno di quelli che quotidianamente riversa sulla grande distribuzione tonnellate di prodotti fatti in casa. O che ci piace pensare tali. Evidentemente, in questo caso, si lavorava con materia prima di importazione e anche con uova olandesi (ma a questo punto viene da chiedersi: e la farina? E il resto? Tutto tracciato?) Campionata dall’ azienda sanitaria locale di Roma Tre appunto, la pasta in questione riporta a galla – con l’ allarme del caso – anche le polemiche sulle informazioni al consumatore circa materie prime e destinazione finale del prodotto. Ossia l’ opportunità o meno di rendere accessibili i dati del ministero della Salute su tutte le importazioni da parte delle aziende commerciali. Non che l’ allarme in se sia stato in questo modo disinnescato. Anzi. Va detto che i risultati emersi ieri sono solo i primi di una lunga serie di campionature che hanno riguardato molte imprese. Aziende che trattano i derivati delle uova ma anche carni bianche. In settimana sono attesi anche i primi esiti delle verifiche fatte dai carabinieri del Nas su laboratori che confezionano uova sode per la ristorazione o maionese e prodotti dolciari per la grande distribuzione. Nella città che vive di ristorazione sempre meno doc non può destare stupore la scoperta. Dunque lo scandalo uova al Fipronil è solo al principio. Eppure dal ministero arrivano alcune puntualizzazioni che inducono a tenere sotto controllo la preoccupazione. Prima cosa scatteranno immediatamente i sequestri dei lotti contaminati. Secondo, come spiega Giuseppe Ruocco, a capo della direzione generale per l’ igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del ministero della Salute la presenza del Fipronil, un insetticida usato in veterinaria contro i parassiti, è «molto sotto la soglia di tossicità acuta». L’ organismo, poi, tende ad espellerlo dunque è improbabile il rischio per la salute umana. Resta l’ importanza di una corretta e completa informazione sui cibi. Motivo per il quale la Coldiretti (ma Federconsumatori e Codacons si uniscono all’ appello) chiede di «fare i nomi delle aziende coinvolte e pubblicare subito come è avvenuto in Francia l’ elenco dei prodotti coinvolti». Non solo. Ma anche di «togliere il segreto sulla destinazione finale di tuti i prodotti alimentari importati rendendo finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’ estero». Sarà la volta buona?

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