9 Gennaio 2011

Uova alla diossina, Italia indenne “Ora controlli su carne e latte”

– ROMA – SONO POCHISSIME le uova tedesche arrivate in Italia e non provengono dagli allevamenti sotto inchiesta. Lo scandalo della diossina travalica i confini e diventa preoccupazione nostrana dopo gli allarmi di Olanda e Gran Bretagna. Ma il Ministero della Salute rassicura: da noi è arrivata solo una «limitata quantità» dalla Germania e «non da allevamenti sospettati di contaminazione». I rischi sono minimi, ripetono gli esperti, ma i consumatori sono in angoscia e il Codacons sollecita il blocco dell’ import da Berlino di tutti i prodotti sotto accusa. Sono ore difficili nella Ue: la prossima settimana si riuniranno i ministri della Salute dei diversi Paesi mentre la Slovacchia ha già deciso, come ha fatto la Russia, di mettere uno stop a uova, latte, galline e suini provenienti dalla terra tedesca. In Italia la situazione è diversa: spiegano gli esperti del Ministero che importiamo solo una quantità irrilevante di uova; non acquistiamo carne di pollo perché siamo autosufficienti. Sulla carne bovina ci sono controlli molto accurati dopo lo scandalo della mucca pazza. Resta il problema della carne di maiale e del latte che potrebbe venire da animali nutriti con mangimi contaminati. Per questo motivo il ministro Fazio ha fissato per giovedì una riunione a Roma mentre ha inviato una lettera a tutti gli allevatori che importano latte per ricordare i controlli previsti dalla legge. Un secondo livello di verifiche sarà affidato ai carabinieri dei Nas. Per le uova in particolare, Fazio precisa che non esistono allarmi: oltre al fatto che quelle importate sono originarie di zone diverse della Germania, il sistema dell’ etichettatura (da noi obbligatoria) consente di risalire al Paese di produzione e al singolo allevamento. Situazione ben diversa in Germania dove le scoperte sulle contaminazioni (con rilevazioni di diossina 78 volte superiore alla norma) hanno portato alla chiusura di 4.700 allevamenti di polli e suini. Sulla vicenda è stata aperta un’ inchiesta e si parla apertamente di «comportamento criminale» dei dirigenti dell’ azienda – la Harles Jentzsch di Uetersen, nello Schleswig-Holstein (nord) – che avrebbero saputo fin dall’ estate scorsa degli alti livelli di diossina presenti sia nelle uova che nelle galline. «Gli allarmismi non servono» ha spiegato Fazio che ha rivelato anche la causa della contaminazione nella ditta tedesca: l’ azienda produceva contemporaneamente oli industriali e acidi grassi recuperati da olii di scarto alimentari da aggiungere ai mangimi. «Bisogna essere più severi in questo campo. Chi produce oli industriali non può occuparsi anche di materie prime per l’ alimentazione animale», ha detto il ministro, ricordando la battaglia dell’ Italia in Europa per un sistema di etichettatura rigido dei prodotti alimentari. DURO ANCHE il commento del ministro delle politiche agricole, Giancarlo Galan, che ha insistito sulla necessità dell’ etichettatura e ha lanciato una bordata alla Ue: «Sarebbe sempre meglio poter bere latte italiano, latte prodotto da coloro che sono allevatori e produttori onesti – ha detto Galan – e che nel corso del tempo hanno rispettano e rispettano le regole sulle quote latte volute dall’ Europa».

 

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