«Uno scudo proteggeva Tanzi»
-
fonte:
- Il Sole 24 Ore
Bank of America e Grant Thornton escluse come parti civili Ammessi azienda, Consob e risparmiatori
MILANO ? Aula magna del Tribunale di Milano. È mezzogiorno quando il Pubblico ministero Francesco Greco, circondato da centinaia di avvocati degli imputati e dei risparmiatori si alza e accende il microfono. È la prima volta che parla a poco più di un anno dall`avvio delle indagini sul crack della Parmalat. E fin dalle prime battute si capisce quale sarà il tono delle due ore di intervento. «Ci troviamo di fronte alla truffa del secolo. Non ho memoria di una manipolazione così dannosa e protratta per tanto tempo». Parole durissime che seguono le clamorosi decisioni del Gup Cesare Tacconi che ha ammesso fra le parti civili migliaia di risparmiatori danneggiati dal crack escludendo però Bank of America, la quale ha subito fatto sapere di «riservasi il diritto di richiedere la costituzione di parte civile durante il futuro possibile processo». Il giudice, oltre a Bofa, ha escluso anche la ex Grant Thornton Spa (ora Italaudit), due delle tre società imputate come persone giuridiche. Ammessi anche Adusbef, Adoc, Codacons e Movimento consumatori, la nuova Parmalat di Enrico Bondi e la Consob.
Al di là delle decisioni del Gup in parte scontate la vera sorpresa è stato lo sfogo del pm Greco. Un affondo durissimo verso chi per anni ha nascosto la verità di quello che sarebbe diventato un vero disastro. Perché per rendere possibile una truffa di queste dimensioni che ha bruciato 14,5 miliardi di euro e il risparmio di almeno 100mila tra azionisti e obbligazionisti, secondo il Pm, Calisto Tanzi si era garantito la copertura del mondo bancario e politico, «uno scudo stellare che gli ha consentito di manipolare per anni il mercato a tutti i livelli». Il default della Parmalat, dunque, non è stato provocato soltanto dalle scelte azzardate di Tanzi, dalle operazioni di finanza ? «creativa» di Fausto Tonna, per anni direttore finanziario del gruppo e da qualche contabile molto abile nell`aggiustare i bilanci. Quel disastro è da far risalire al 1990, prima della quotazione in Borsa del gruppo, ed è stato possibile perché «coperta da tutti gli organi sociali interni e dai sistemi di controllo che non hanno controllato nulla». È una svolta nel processo milanese per aggiotaggio, false comunicazioni e ostacolo alla Consob, perché ora la convinzione dei pubblici ministeri è che gli artefici del crack non siano soltanto Tanzi, Tonna e i suoi uomini.
Alcuni avvocati degli imputati restano di pietra, qualcuno esce dall`aula quando Greco rievoca il film con Paul Newman “La Stangata“ per enfatizzare come «tutti sapevano, ma hanno fatto finta di non vedere, ottenendo per questo un tornaconto personale o delle società che rappresentavano». Non fa sconti a nessuno il pubblico ministero e mira dritto a tutta la filiera societaria del gruppo perché «nessuno in questi anni ha fatto il proprio dovere». Tutto provato, «i fatti sono incontrovertibili» e cita alcuni esempi di come i controlli sull`attività dei manager Parmalat siano stati pressoché inesistenti, nonostante leggi e codici di autoregolamentazione. «Il comitato esecutivo ? spiega il Pm ? si è riunito solo due volte da quando è stato istituito». Il collegio sindacale, sollecitato dal fondo Hermes Focus AM, allora azionista di Collechio, avrebbe omesso di riferire i rapporti tra Parmalat e le società turistiche della famiglia Tanzi. In realtà, continua Greco, «lo sapevano tutti che il turismo era una parte correlata». Scarsi controlli da parte dei sindaci anche per quanto riguarda la reale consistenza della liquidità e il riacquisto, poi rivelatosi fittizio, dei bond. Il passaggio sui rapporti tra Parmalat e il sistema creditizio, è altrettanto incisivo: alcuni ex consiglieri di Collechio non erano «scaldasedie», ma componenti del cda di importanti banche, come Luciano Silingardi ed Enrico Barachini, mentre altri sono importanti professionisti, come Paolo Sciumè e Piero Mistrangelo. Il pubblico ministero ha poi fatto riferimento al sistema di false fatturazioni, citando Ifitalia e Citibank. «Parmalat si finanziava con un miliardo di Riba false ogni anno, un ricorso abusivo al credito voluto anche dalle banche». Il capitolo conclusivo, ma per questo non meno importante, il Pm lo riserva al ruolo avuto da Bank of America e dai suoi funzionari Luca Sala, Antonio Luzi e Luis Moncada, «Per anni hanno seguito Parmalat curandone le emissioni negli Stati Uniti sulle quali facevano la cresta, lo hanno ammesso loro stessi». Ma la responsabilità della banca americana non si ferma qui. Perché su 20 operazioni curate da BofA, 16 sono state di rifinanziamento. Come l`aumento di capitale da 300 milioni di dollari di Parmalat Administracao do Brasil curato nel 1998 da Bank of America e su cui la procura sta ancora indagando. «Vorrei sapere dove sono finiti quei 300 milioni ha aggiunto Greco di sicuronon nelle casse della Parmalat. Entro la fine dell`udienza preliminare forse lo sapremo».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
