10 Agosto 2019

«Uno scempio coperto dai politici Ora le ruspe contro gli abusi»

il pugno di ferro di legambiente. il codacons: «tuteleremo i cittadini»
«Le case abusive sono una piaga per il territorio. Una piccola parte di parassiti ha speculato alle spalle degli altri, distruggendo la natura. Adesso piangono di fronte alla legge. Il Salento è stato distrutto da queste persone che hanno goduto nel passato anche di coperture politiche». È drastico Maurizio Manna, presidente provinciale di Legambiente, intervenendo sul fenomeno dell’ abusivismo edilizio, soprattutto lungo la costa, all’ indomani del servizio di Quotidiano sulle 4mile pratiche di richiesta di condono ferme anche da 35 anni presso gli uffici del Comune di Lecce, ma su cui ora l’ amministrazione Salvemini intende mettere mano, sanando il sanabile e abbattendo quello che non può essere sanato. «Il Salento nel tempo ha creato un altro se stesso – spiega l’ ambientalista -, costruendo in aree che erano assegnate ai consorzi di bonifica, come a Porto Cesareo, alla Padula Bianca a Gallipoli, a Ugento in zona che non erano neanche di proprietà per poi venire accatastati in maniera rocambolesca, quando poi si trattava di terreni nati più che altro che per scopi agricoli. Aree da bonificare che sono state trasformate in aree edificate. Senza servizi igienici, allacci, altezze minime mentre, il più delle volte hanno pagato quattro soldi di condono. Ci si trova di fronte a situazioni che già in origine non erano accettabili, al di fuori di ogni logica». Un passato pesante ma anche un presente che pesano sul tessuto urbanistico del territorio, come conferma il rapporto Ecomafie realizzato proprio da Legambiente: per quanto riguarda l’ abusivismo edilizio, la provincia di Lecce (nona nella classifica nazionale) è seconda in Puglia dopo Bari: 152 reati (pari al 2,4% degli illeciti compiuti in tutta Italia), 193 denunce e 49 sequestri. Secondo il rapporto Ecomafia, seppure con una nuova forma di abusivismo, c’ è una parte del Paese che in maniera indomita continua a costruire illegalmente. E ciò avviene soprattutto in Salento come nella Costiera Amalfitana, a Capri, nel cuore del parco nazionale delle Cinque Terre e lungo le coste della Calabria e della Sicilia. Manna ribadisce che al giorno d’ oggi non si può più chiudere un occhio, anche se sono passati decenni: «Quando andiamo a tollerare cose del genere, abbiamo un costo sociale e culturale enorme. Pochi privati hanno distrutto il territorio per il loro piacere, arrivando a realizzare costruzioni al limite, difficilmente sanabili. Adesso sono nel limbo: da una parte non sono più luoghi della natura, non sono mete turistiche, non potranno mai più essere appetibili. Sono zone che utilizzano soltanto i residenti. È una cosa assolutamente peculiare del Sud e di particolari territori. Quando tolleriamo tutto ciò condanniamo per sempre una parte della nostra costa ad essere un non luogo e avalliamo la bramosia di pochi privati che nei loro metri quadri hanno maturato un sogno egoistico. Sia chiaro, la parola da utilizzare in queste situazioni è abusivismo. E non possiamo difendere l’ indifendibile». Non ci sono condoni che possano restituire alla comunità lo sfregio fatto dagli abusivi. «Non vale il concetto: ho pagato le tasse, e sono a posto. No. Adesso gli standard sono saliti, non si accetta più che si faccia il tetto in una notte. Non si può pensare più che la si possa fare franca. Legambiente non tollera più una cosa del genere. Non si può tagliare neanche un canneto per un parcheggio, figurarsi il resto. Se definiamo un confine illecito per salvare il territorio non possiamo superarlo». Esiste una legge del 1985, per il recupero dei beni urbanistici: «Non ha funzionato granché, è problematico recuperare queste abitazioni. Purtroppo prevale sempre la logica del bene personale. E al diavolo tutto il resto. Ma se ci pensiamo bene, tutto questo è stato sottratto alle nuove generazioni. Sono aree di grande valore, ma potrebbero creare problemi se non si sta attenti. Perché spesso non sono sicure dal punto di vista idrogeomorfologico. La natura si sta riprendendo quello che è suo e liberando dal quel pattume edilizio che fino ad oggi ha avuto la meglio». Alla fine, aggiunge Manna, lì dove ci sono le condizioni, e la naturalità lo permette, si potrebbero recuperare: «Ma per il resto ben vengano le ruspe». Di tutt’ altro tenore le osservazioni dell’ avvocato Piero Mongelli, del Codacons, disposto a dare battaglia fino alla Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo se l’ amministrazione Salvemini porterà avanti la decisione di arrivare fino agli abbattimenti delle case non in regola: «È una sciocchezza che può costare molto cara al Comune di Lecce: sono gli estimi 2, la vendetta. Prima hanno interessato la città, adesso interesseranno il litorale leccese. Appare infatti insostenibile che a distanza di 35 anni un ente pubblico si svegli per sanare degli abusi basandosi sulla situazione idrogeologica con limiti introdotti successivamente. Questo tipo di iniziative vanno a cozzare contro i deliberati del Consiglio di Stato in materia. Dopodiché che tipo di credibilità può avere un ente pubblico che avvia le procedure di condono e consente ai cittadini attraverso un’ autodenuncia per la regolarizzazione a distanza di decenni». Mongelli chiarisce: «Se all’ epoca non c’ era un vincolo di natura paesaggistica non ero tenuto a chiedere nessuna autorizzazione. Se invece il vincolo paesaggistico è quello introdotto dalla Regione Puglia nel 2014 ci dovrebbe essere un silenzio assenso. Fosse compito mio affronterei. Oltre al danno la beffa. Siamo pronti a fare una battaglia seria, con ricorsi al Tar e offrire ai cittadini tutta l’ assistenza possibile».
maurizio tarantino

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