Uno dei tre medici indagati già condannato in passato
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fonte:
- Quotidiano di Puglia
A sconvolgere un periodo già abbastanza difficile per la famiglia di Annalisa Zizza sono le notizie apprese sul web in merito al chirurgo Alessandro Besozzi, oggi sotto indagine insieme ad altri due medici per la morte della 35enne ostunese deceduta dopo un’ operazione di bendaggio gastrico al Mater Dei di Bari. Il curriculum del chirurgo si era già macchiato in passato quando nel 2007 era direttore della clinica di medicina generale presso l’ ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti. Sul suo capo pende una condanna penale del 2010 di un anno e dieci mesi per omicidio colposo e falso a seguito della morte del 33enne barese Davide Roselli. Condannato con rito abbreviato dal gup del Tribunale di Bari, Marco Guida (procedimento che consentì al medico di evitare il dibattimento e avere lo sconto del terzo della pena in sede di condanna), Besozzi fu anche destinatario di una sentenza risarcitoria di circa 300mila euro nei confronti delle parti civili ovvero la famiglia difesa dal legale Francesco Paolo Sisto, la Federconsumatori e il Codacons. I fatti risalgono al 12 aprile del 2007 quando Davide Roselli fu sottoposto a intervento nella clinica Madonnina di Bari dopo il rifiuto, un mese prima, dell’ Ospedale Generale Miulli a eseguire tale procedura chirurgica ad Acquaviva proprio per le condizioni dell’ interessato. L’ intervento fu fatto quindi nella clinica privata. Due giorni dopo, il paziente ebbe complicanze (a seguito di una perforazione della tasca gastrica) e fu sottoposto a un nuovo intervento. La situazione precipitò a tal punto da ricoverare il paziente in Rianimazione – stavolta sì al Miulli – per sottoporlo ad ulteriori due procedure chirurgiche nel tentativo di salvarlo da una peritonite che aveva devastato l’ intestino. Il 4 maggio successivo Davide Roselli morì. L’ accusa di falso nei confronti del chirurgo Alessandro Besozzi, all’ epoca sessantenne, si riferisce al consenso informato, atto contenuto nella cartella clinica e che viene sottoscritto dal paziente prima di ogni intervento sollevando i medici da ogni responsabilità. Secondo l’ accusa, il chirurgo avrebbe colpevolmente apposto a penna (con un inchiostro diverso da quello utilizzato per l’ originario consenso) la dicitura rischio elevato secondo la quale il paziente, consapevole del grave rischio dell’ intervento, avrebbe comunque dato il via libera all’ operazione. In realtà le cose andarono diversamente. Besozzi è tornato ad operare e questa volta al Mater Dei di Bari. Proprio a questo medico, la povera mamma di Ostuni si era rivolta perché convinta di risolvere i suoi problemi di peso. Non era la prima volta che si sottoponeva ad un bendaggio gastrico. Già 11 anni fa la donna si era sottoposto a tale operazione e, nel 2017, si era fatta togliere l’ anello di silicone. Negli ultimi tempi, tuttavia, voleva perdere alcuni chili di troppo ma, l’ ospedale Perrino di Brindisi, a cui dapprima si era rivolta, aveva rifiutato l’ operazione perché ritenuta non necessaria in quanto Annalisa Zizza non aveva problemi di obesità. Ecco perché poi la donna si era rivolta ad un altro ospedale, il Mater Dei, andando incontro, purtroppo, ad un destino ancora difficile da accettare. S.Mac.
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