8 Giugno 2018

Università

Soltanto uno slittamento però, perché è previsto che ogni appello saltato sia ripetuto. L’ obiettivo è accendere i riflettori sulla propria situazione, non colpire gli studenti. In realtà lo sciopero è stato proclamato per la prima volta in concomitanza con la passata sessione autunnale e Napoli è stata tra gli epicentri della protesta. Nella sola Federico II le adesioni ufficiali hanno superato quota 700 su un totale di circa 2.000 docenti. Altri 170 hanno aderito all’ Università Vanvitelli e 75 alla Parthenope, 164 a Salerno e 74 a Benevento. L’ iniziativa ha messo in moto anche gli studenti napoletani, che attraverso le loro associazioni hanno criticato i docenti chiedendo che fosse adottata una forma di sciopero che non li danneggi, «perché è il datore di lavoro che si deve colpire». Ma alla richiesta di quale potesse essere tale forma di sciopero, non c’ è stata risposta, perché non esiste. Anzi, proprio questo è uno dei motivi per cui i professori non scioperano mai. Questa volta, invece, lo fanno per la seconda volta dopo quattro mesi. Perché? Be’, dopo numerose lettere firmate da più di 10 mila professori e ricercatori italiani: al presidente del Consiglio nel 2014, al presidente della Repubblica (che la trasmise inutilmente al ministero dell’ Università) nel 2015, altre due lettere al premier nel 2016; dopo inviti, sollecitazioni, colloqui più o meno formali; e dopo che nel settembre scorso la ministra Fedeli aveva promesso di affrontare la questione, non è cambiato un bel nulla. La mobilitazione ha preso corpo intorno a un documento stilato dal coordinatore del Movimento per la Dignità, Carlo Vincenzo Ferraro del Politecnico di Torino, con Carla Cuomo dell’ Università di Bologna, Paolo D’ Achille di Roma Tre e Carmela Cappelli della Federico II. In questa seconda fase, nel coordinamento nazionale è subentrato un altro rappresentante del folto fronte napoletano, Davide De Caro, del Dipartimento di Ingegneria elettrica. «Gli studenti non devono preoccuparsi – assicura De Caro – perché con la Commissione di Garanzia, che ha autorizzato lo sciopero, abbiamo concordato che ci siano almeno cinque appelli per ogni materia». Inoltre è stato deciso che i professori che coprono più insegnamenti blocchino il primo giorno di esami di una sola materia. E sono pure previste tutte le tutele possibili per i ragazzi che hanno problemi di salute. Mentre gli studenti mostrano ancora qualche perplessità, a favore dei docenti della Campania che hanno aderito allo sciopero è intervenuto il Codacons, che lancia in loro favore una azione risarcitoria collettiva. Sul sito dell’ associazione di consumatori è già disponibile il modulo per avviare l’ azione risarcitoria nei confronti della Pubblica amministrazione. Insomma il livello dello scontro sale. Ma i professori, che non hanno ottenuto nulla con Valeria Fedeli, ex sindacalista della Cgil diventata ministra, possono almeno sperare che vada meglio ora che presidente del Consiglio è diventato il loro collega Giuseppe Conte.

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