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3 Aprile 2013

Università, la Ue gela gli studenti «Il numero chiuso è giusto»

Università, la Ue gela gli studenti «Il numero chiuso è giusto»

 

 

Stefano Grassi ROMA SOLO POCHI giorni fa, il Tar del Lazio aveva riammesso vari studenti bocciati al test di medicina. Una vittoria che si sommava a quelle già ottenute in Abruzzo, Marche, Molise, Toscana e Sardegna e di cui le rappresentanze studentesche volevano farsi forti per chiedere il giudizio definitivo della Consulta sulla eventuale incostituzionalità dei test d’ ingresso alle università. Successi che oggi si rivelano una vittoria di Pirro di fronte alla sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che assolve ? per una volta ? pienamente l’ Italia. Non solo i giudici dicono che la legge italiana sul numero chiuso è ragionevole e non eccede il margine di discrezione concesso allo Stato, ma ritengono anche che il sistema permetta di ben bilanciare gli interessi degli studenti e della società. A RIVOLGERSI alla Corte europea erano stati otto cittadini italiani. Una di loro aveva fallito per 3 volte, tra il 2007 e il 2009, l’ esame per accedere alla facoltà di medicina di Palermo. Altri sei ricorrenti non hanno superato nel 2009 quello per entrare ad odontoiatria. L’ ottavo ricorrente, pur avendo superato l’ esame, era stato poi escluso dalla facoltà di medicina per aver lasciato passare 8 anni senza dare esami. Nel dare torto ai ricorrenti i giudici europei hanno sottolineato che le restrizioni basate sul numero chiuso hanno uno scopo legittimo: quello di garantire un appropriato livello di preparazione ai futuri professionisti attraverso un’ istruzione di alta qualità e in rapporto alle risorse a disposizione degli atenei. Inoltre, secondo i togati il numero chiuso è una soluzione ragionevole che permette non solo di avere sufficienti professionisti ma anche di assicurare che possano trovare lavoro. «Il diritto allo studio ? si legge nella sentenza ? c’ è solo in rapporto alle capacità e risorse dell’ università e in rapporto al bisogno che la società ha di certe professioni particolari, tenuto anche conto del fatto che la disoccupazione rappresenta un ulteriore costo per la comunità nel suo insieme». Nella sentenza infine si evidenzia che ai ricorrenti non è impedito di ripresentarsi all’ esame di ammissione e neanche di seguire altri corsi o studiare all’ estero. GLI STUDENTI però non si arrendono e aspettano ancora il pronunciamento della Corte costituzionale: «Il Tar e il Consiglio di stato hanno già bocciato il numero chiuso e anche il ministro Profumo si pronunciato per la sua abolizione», dichiara Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’ Udu, l’ Unione degli universitari. Una posizione appoggiata da Carlo Rienzi del Codacons che, a proposito della sentenza di Strasburgo, parla senza mezzi termini di «cantonata». «Il fatto ? spiega ? che per i giudici il numero chiuso non sia incompatibile con quanto sancito dalla Convenzione europea dei diritti umani, non significa che i test d’ ingresso rispettino la normativa italiana, a cominciare dalla Costituzione. Inoltre ad essere violato non è solo il diritto allo studio, ma anche il libero accesso alle professioni. Insomma questa sentenza lascia impregiudicate tutte le possibili azioni legali italiane».

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