4 Novembre 2014

Università: il paradosso dei test annullati

Università: il paradosso dei test annullati
Il test di medicina annullato e poi recuperato (salvo due domande) è l’ultima figuraccia della nostra istruzione

da panorama.it

Sbagliano e pasticciano con le domande, con gli accenti e per ultimo con le date. Insomma, sta annegando nella figuraccia l’università italiana, da sempre baronia e adesso commedia degli equivoci, non accademia, ma bar sport. Nella più comica delle piece, il test d’ingresso che avrebbe dovuto selezionare i futuri medici specializzandi è stato travolto dal fischio della prima, dall’errore più banale: lo scambio del plico, in questo caso del file. Gestito per la prima volta direttamente dal ministero, il test sottratto alla discrezione dei singoli atenei è già naufragato per uno scambio di domande, un travaso che ha coinvolto gli specializzandi dell’area medica (10.444) che si sono visti sottoporre i questionari degli specializzandi dei servizi clinici (9.117). Ed è chiaro che la selezione virtuosa si sia subito trasformata nella giustificata onda di ricorsi, una falange di medici munita di carte bollate, vera manna per gli avvocati, a cui il ministro, Stefania Giannini, ha saputo opporre solo il rincrescimento, “è una ferita gravissima”, l’impossibilità di chiedere le dimissioni al presidente del Cineca, Emilio Ferrari. Eppure il ministro dovrebbe sapere che della nostra università con la febbre, la selezione rappresenta un virus che attacca il sistema con ciclicità, non una svista accidentale, ma un assiduo appuntamento. iamo arrivati al punto che le dimissioni di Ferrari siano annunciate, ma non date, nel più classico dei comportamenti italici, che la soluzione sia sempre accomodante e vaga: l’annullamento di due domande e le sentite scuse, la possibilità di rovistare il diritto e di annunciare esposti (la Codacons già ne minaccia uno alla Corte dei Conti). Ecco, è così che finisce alla sbarra la nostra università, dai banchi di scuola ai tavoli di tribunale.
Tra difetti informatici si son dovuti dibattere i futuri insegnanti che, sempre sul Cineca, hanno dovuto attendere giorni prima che il sistema permettesse la formalizzazione dell’iscrizione per il Tfa (Tirocinio Formativo Attivo). Se nel caso dei test di medicina l’errore, come ammette la Giannini, è umano, nel tfa, a cui si sono sottoposti i futuri insegnanti di lettere, è uno sgorbio ortografico “un unione”, un clamoroso strafalcione di date errate (“cosa rappresenta il Zollverein del 1843?”, in realtà risale al 1834), un’ambiguità che ha generato la facile contestazione delle associazioni studentesche (“Quando a Roma sono le 15, a Sidney è”, peccato che al ministero abbiano ignorato che Sidney con la “i” possa riferirsi non alla città australiana, ma bensì alla città del Montana, negli Usa).
E che dire ancora del catalogo aggiornato che tiene il sito Skuola.net, il vero giornale della nostra istruzione malandata? Al test d’ingresso di Chimica alla Sapienza di Roma, nel questionario mancava la batteria di 10 domande; all’università di Bari, sempre in occasione del test di medicina è sparito un plico; solo un anno fa all’università di Pavia e Parma si è dovuto ripetere la prova di ammissione per professioni sanitarie perché le 60 domande contenevano 4 risposte al posto di 5; a Palermo in occasione del test di accesso di medicina fu palesemente violato il segreto d’identità lasciando esporre ai partecipanti la carta d’identità sui banchi.

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