Università , class action contro i test di ammissione
-
fonte:
- Gazzetta del Sud
ROMA I test di ammissione alle facoltà universitarie a numero programmato, che sono cominciati ieri, potrebbero essere gli ultimi: lo dice il Codacons, che sta preparando una class action, dopo aver diffidato nei mesi scorsi il Ministero dell’ Istruzione, dell’ Università e della Ricerca. I test di ammissione infatti, secondo l’ associazione di consumatori, sono lesivi del diritto allo studio e alle professioni, garantito dalla Carta Costituzionale agli articoli 3, 33 e 34. Inoltre il libero accesso alle professioni è tutelato anche da direttive comunitarie. Per questo, se sarà ammessa la class action, secondo il Codacons non solo ci sarà una valanga di adesioni da parte degli studenti universitari non ammessi, ma si tratterà anche degli ultimi quiz. «Il numero chiuso all’ università è assurdo, antistorico e privo di qualunque logica. Peraltro i test di ammissione, con domande di cultura generale, non selezionano certo quelli che saranno, ad esempio, i medici migliori. Per migliorare la qualit. della nostra sanità la selezione andrebbe fatta durante gli anni universitari, attraverso esami più selettivi e non certo con un test di un centinaio di domande da risolvere in qualche ora» afferma il presidente del Codacons, Marco Donzelli. «In Francia, ad esempio, il numero chiuso non esiste. Viene invece utilizzato un metodo più efficace: per le matricole del corso di medicina è obbligatorio finire il primo anno avendo sostenuto tutti gli esami. In questo modo la selezione avviene sulla base di reali meriti e non sulla base di una prova spesso irregolare e priva di ogni senso logico. Inoltre il numero chiuso è contrario all’ indirizzo comunitario ed è restrittivo della concorrenza» conclude l’ associazione. Alcuni sognavano il «camice bianco» fin da quando erano bambini, per altri invece è stata una scelta più «matura» e ragionata. Ma indipendentemente dal tipo di «chiamata», ieri si sono ritrovati tutti (migliaia di giovani) ad affrontare lo scoglio del test di ammissione. Obiettivo: entrare in una delle facoltà private di Medicina e Odontoiatria, le prime a partire con le prove d’ accesso. A inaugurare la stagione dei quiz sono state l’ Università Cattolica (i corsi al Gemelli riservano 282 posti ai medici, 22 agli odontoiatri) e il Campus Biomedico (110 posti per i medici). Per il posto al Gemelli si sono presentati in quasi 7 mila. Poco meno di 5 mila hanno svolto il test a Roma, 1.200 a Milano e 800 circa a Bari. «Le prove – assicura il preside della facoltà, Rocco Bellantone – si sono svolte in tranquillità e in perfetto ordine». I candidati sono stati «interrogati» su tutto. Niente cultura generale, ma tanta logica. 120 domande, di cui 90 psico-attitudinali: 90 i minuti a disposizione, 45 i secondi per ciascun quesito. «Una lumaca cade in un pozzo profondo 23 metri – racconta una candidata, Giulia, ricostruendo le domande capitate nella sua prova – ogni giorno riesce a salire di 5 metri ma scivola di 4. Quanti giorni le servono per arrivare in cima?». E poi, aggiunge Giulia, tante successioni numeriche («bisognava trovare la regola per completare la serie»), comprensioni del testo e quiz in inglese. Oggi circa 3.700 aspiranti «camici bianchi» tenteranno l’ ingresso al San Raffaele di Milano. Anche se l’ esercito più numeroso «sarà in trincea» il 5 settembre, quando i test di ammissione si terranno in contemporanea in tutte le facoltà di Medicina statali. Prove uguali per tutti, dunque, stabilite dal Ministero dell’ Istruzione. Si «combatterà» per uno degli oltre 9 mila posti ancora a disposizione.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- SCUOLA
