26 Ottobre 2006

Unipol, condannati Consorte e Sacchetti

Unipol, condannati Consorte e Sacchetti
Insider trading: con loro sei mesi di carcere anche per il finanziere Gnutti

MILANO. La prima condanna per tre dei “furbetti del quartierino“, come Stefano Ricucci definì il gruppo di finanzieri protagonisti della tentata scalata ad Antonveneta, arriva al termine di un processo iniziato nel luglio dell`anno scorso. Il giudice monocratico Elisabetta Mayer ha condannato a sei mesi di reclusione e a 100mila euro di multa l`ex presidente di Unipol, Giovanni Consorte. Condannati con lui il vice Ivano Sacchetti ed Emilio Gnutti. Gli episodi contestati agli ex vertici di via Stalingrado e al finanziere bresciano, si riferiscono a un`epoca in realtà precedente alla tempesta giudiziaria che impedì ai “furbetti“ la conquista di Antonveneta e di Bnl, ma i meccanismi con cui fu effettuato l`insider trading, al centro del processo di ieri, ricordano da vicino quelli nel mirino dei magistrati che indagano sulla scalate. Secondo l`accusa gli imputati avrebbero sfruttato a proprio vantaggio il fatto di aver saputo che Unipol avrebbe rimborsato in anticipo (nel 2002 invece che nel 2005 e nel 2006) due prestiti obbligazionari, facendo così comprare a terzi, tra i quali Gnutti, o comprando direttamente, bond per un valore di circa 100 milioni di euro. Così Consorte e Sacchetti, definiti nella requisitoria dal pm Eugenio Fusco “il gatto e la volpe“, avrebbero, per il giudice, ingannato il mercato e, quindi, l`organo che lo rappresenta, la Consob, alla quale dovranno risarcire 92.500 euro. Questa ricostruzione però non è condivisa dal duo della compagnia assicuratrice che annuncia appello. “Ribadiamo con fermezza l`insussistenza del reato“, affermano i due manager, “sottolineando quanto d`altra parte il dibattimento ha già confermato e, cioè che abbiamo operato nella nostra qualità di presidente e vice presidente di Unipol nell`esclusivo interesse della stessa e non del nostro personale. Da tali presupposti ci attendevamo la coerente conseguenza della piena assoluzione. Non è stato così. Ma è solo il primo grado“. E convinto di ribaltare la sentenza in appello è anche il difensore di Gnutti, Giuseppe Frigo, secondo il quale ll verdetto, ha confuso il fiuto da campione della finanza del suo assistito con un reato. “La sentenza dimostra come la finanzia creativa e i furbetti del quartierino esistano ovunque e non abbiano colore politico“, ha commentato Carlo Rienzi, Presidente Codacons. “Ci auguriamo che dopo questa vicenda le autorità di controllo mostrino più diligenza nell`espletare le proprie funzioni, e prevengano in maniera efficace abusi di questo tipo“. “Cominci proprio la Consob a dare il buon esempio – conclude Rienzi – spiegando come sia possibile che in Italia amministratori di società quotate in Borsa possano acquistare e vendere titoli delle società che amministrano“. Un commento è arrivato anche dall`ex ministro leghista Roberto Castelli: “Adesso sappiamo che dietro l`indulto era mascherata l`amnistia per i furbetti del quartierino che stanno a sinistra. Dalle condanne – aggiunge – si capisce insomma la vera motivazione per cui l`indulto è stato varato in questi termini“.

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