13 luglio 2017

Come Unipol ha bloccato la riforma delle Rc Auto

le nuove norme congelate nel 2014 e finite nel ddl concorrenza
«Stefano, meno scrivi che sono i nostri emendamenti e meglio è…». È il testo di un sms che il 28 gennaio del 2014 il presidente di Unipol Pierluigi Stefanini scrive a Stefano Genovese, responsabile delle relazioni istituzionali del gruppo assicurativo. In quei giorni è in discussione in Parlamento un provvedimento che sta molto a cuore al gruppo: la riforma delle Rc Auto. Una riforma contenuta nel decreto Destinazione Italia e partorita dopo un lungo lavoro di consultazione delle parti interessate dal governo guidato da Enrico Letta. E l’ interesse non è casuale: Unipol è leader di mercato in Italia nel ramo danni, con una quota di quasi un quarto del totale. Sono passati due lustri dalla scalata di Unipol a Bnl e dall’ infelice battuta di Piero Fassino («Abbiamo una banca?»). Da allora sono cambiati gli interlocutori ed è cambiato anche il partito ma il rapporto della compagnia assicurativa delle Coop con la politica è ancora ben saldo. Con parlamentari e leader politici che aggiornano l’ uomo delle relazioni istituzionali di Unipol passo passo sull’ iter legislativo della riforma, che raccolgono gli emendamenti scritti da Unipol e li fanno propri, fino a quando una riforma che – sulla carta – avrebbe abbassato le tariffe e migliorato le condizioni per gli assicurati finisce in un cassetto. Destinazione Italia Il quei giorni d’ inizio anno, il Parlamento deve convertire il decreto, che contiene tra le altre cose la facoltà di installare la «scatola nera» in auto e un sistema di sconti sulle tariffe della Rc Auto in base alla fornitura di determinate prestazioni – dall’ obbligo di rivolgersi ad un medico della compagnia a quello di effettuare le riparazioni presso determinate carrozzerie -. Riforma particolarmente onerosa per le compagnie, perché avrebbe aumentato i costi e ridotto i margini. Per questo, in quei giorni l’ attività dei lobbisti è particolarmente intensa. Non c’ è solo Unipol: anche le altre compagnie si danno da fare. L’ Ania, l’ associazione delle imprese di assicurazione, stima l’ impatto della riforma in una riduzione delle tariffe tra il 23% e il 28% e la giudica «non fattibile». A leggere una corposa documentazione alla quale La Stampa ha avuto accesso (depositata nel procedimento di Torino sulla vicenda Fonsai, acquisita da Unipol), il lavoro di lobbying della compagnia bolognese è stato particolarmente pressante e ha avuto successo. La riforma Rc Auto viene stralciata. Verrà resuscitata qualche mese più tardi, per essere inserita parzialmente del Ddl Concorrenza. Potrebbe finalmente vedere la luce prima della pausa estiva dopo una infinita serie di rinvii. La risposta di Genovese all’ sms di Stefanini riportato all’ inizio è immediata: «Condivido prudenza, si tratta comunque di attività del tutto legittima pur se certamente riservata. Da questo punto di vista i destinatari sono dirigenti, già parte del gruppo di lavoro». Gli emendamenti Ma è lo stesso Genovese a raccontare un’ altra verità appena pochi giorni prima, il 21 gennaio: «Stamattina abbiamo rivisto Yoram e gli ho dato già una prima tornata di emendamenti, adesso stiamo finendo gli altri». Si tratta di Yoram Gutgeld, Pd, fedelissimo di Renzi, relatore in commissione del Destinazione Italia ma solo per l’ articolo 8, la parte relativa alla Rc Auto. Il suo nome, variamente storpiato, è quello che ricorre più spesso nelle conversazioni tra gli uomini di Unipol. La compagnia cerca di coinvolgere anche Dario Franceschini e Guglielmo Epifani, allora presidente della Commissione attività produttive: «Ci servono tutti in questo momento». Certo, i referenti sono diversi da quelli «tradizionali» di Unipol. Genovese: «Comunque ti rendi conto che stiamo… in un triangolo tutto democristiano, perché Dario è così, Renzi è così, Franceschini è così», poi si corregge: «Letta è così». Stefanini: «E vabbè». Genovese: «Direzione amara». Stefanini: «Vabbè, ci vuole pazienza dai». Il 31 dicembre Genovese aggiorna Stefanini: «Guarda, altre novità, il Pd ha ritirato un emendamento che invece gli avevamo fatto presentare sui danni mortali… (…) un emendamento che avevamo fatto presentare a Carbone (Ernesto, parlamentare del Pd allora in commissione Finanze, ndr.) e Carbone lo ha ritirato e m’ ha commentato: “Qui dentro ci sono un po’ di furbetti”. Quindi insomma anche dentro al Pd ci sono spaccature». Lo scontro nel Pd Il 3 febbraio la spaccatura del Pd resta molto forte. Genovese: «Mi ha chiamato Yoram stamattina, praticamente quell’ accordo (…) pare che dentro il Pd non ci sia più. Quindi spaccatura nel Pd. E m’ ha detto: se è così, magari io chiederò di ridurre il valore degli sconti che vabbè, mi sembra il minimo che lui possa fare (…)». Il 4 febbraio una riunione tra governo e maggioranza riscrive il testo e accoglie molte delle richieste delle compagnie. Il 5 febbraio Gutgeld presenta un emendamento che toglie la riforma della Rc Auto dal Destinazione Italia. La riforma salta. A prenderla male all’ epoca sono le associazioni dei consumatori. Per l’ Aduc, la vicenda mostra come «le corporazioni abbiano costruito le proprie fortune sulle tasche degli utenti-sudditi». Per il Codacons, lo stralcio «rappresenta un cedimento del governo alla lobby delle assicurazioni». Avevano ragione. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.
gianluca paolucci