21 Agosto 2013

Undicimila prof salgono in Carrozza

Undicimila prof salgono in Carrozza

Una ventina di giorni ancora per crogiolarsi ai mari e ai monti, sognando che l’ estate non finisca più, e poi si ricomincia. La scuola apre i battenti (nel Lazio) l’ 11 settembre però c’ è già un gran fermento con i sindacati che promettono battaglia se non si metterà subito mano ai nodi (antichi) dell’ istituzione. A cominciare dalla questione degli organici e delle immissioni in ruolo. Il timore è che si rientri in classe con molte cattedre vuote per la carenza degli insegnanti e il ritardo delle nomine. L’ associazione dei consumatori Codacons poi ha annunciato una class action di docenti precari che hanno conseguito l’ abilitazione esclusi dalle graduatorie di insegnamento. E ieri è partita la contromossa del ministro dell’ Istruzione Maria Chiara Carrozza che ha annunciato l’ assunzione degli 11.278 docenti previsti a cui si devono sommare 4000 Ata. Gli insegnanti immessi in ruolo saranno al 50% presi dai vincitori del concorso e all’ altro 50% dalle graduatorie. Per il ministro Carrozza adesso «la situazione è sotto controllo». Per la Flc Cgil non proprio. «I vincitoridi concorso sono 11.500 – sostiene il segretario generale Mimmo Pantaleo – significa che molti resteranno senza posto ancora per anni, perché devono scontare i tagli fatti dagli altri governi. Servirebbe una nuova definizione degli organici: quella attuale non garantisce una scuola di qualità». Il ministro Carrozza è intervenuta anche in merito al problema sollevato dal Codacons. «Purtroppo al Miur siamo abituati a ricevere ricorsi per ogni provvedimento, è la cosa che più vorrei che cambiasse -ha detto durante un’ intervista a Radio Uno- I ricorsi comportano un allungamento dei tempi per cui veniamo accusati di non aver rispettato i tempi perchè ci sono stati annullamenti e sospensive. Serve un salto di qualità: bisogna semplificare le regole rendendole meno attaccabili e più eque, ma bisogna anche imparare ad accettare gli esiti dei concorsi, il ricorso non deve essere la soluzione». E sulla minaccia della class action degli abilitati: «L’ abilitazione non equivale al concorso, il concorso è ilpasso successivo, ora il reclutamento per legge funziona così – ha ricordato Carrozza – Così come esistono le graduatorie a esaurimento da rispettare, poi, quando vengono esaurite, si adotta un regime diverso. Anche io, come ministro, mi trovo di fronte al dilemma di dover garantire i diritti ai precari anziani, che lavorano da anni e pagano i costi di un lungo precariato, e anche garantire ai giovani un accesso meritocratico. La soluzione del 50 e 50 graduatorie e concorso è un modo per tenere conto di entrambe le esigenze». Passano gli anni, si succedono i ministri ma il problema numero uno non si scioglie: l’ esercito dei precari (storici o meno) che affollala scuola italiana. «Chiediamo che si apra immediatamente il piano di stabilizzazione dei 180mila inseriti nelle graduatorie a esaurimento e di smetterla con la “fabbrica delle illusioni” dei tirocinii formativi» ha detto a tal proposito Pantaleo. In pratica, in Italia, un insegnante su sette è precario. Questo significa che il tanto deprecato balletto delle cattedre in virtù del quale inostri figli cambiano allegramente insegnanti ogni anno è ed è destinato a restare una realtà. E cosi il coordinamento precari scuola di Roma ha intanto invitato tutti gli altri coordinamenti «ad organizzare città per città assemblee» a fine agosto per contrastare «l’ esiguo contingente messo in atto dal Ministero a partire dalla parola d’ ordine del ritiro dei tagli della Gelmini e della riforma Fornero». Carrozza ha pure affrontato il tema dei supplenti mancanti: «Nella scuola c’ è un organico di diritto inferiore alle esigenze di fatto. La strada è stabilizzare e fare un migliore dimensionamento dell’ organico che davvero serve alla scuola» ha detto «Il problema vero è di quanti insegnanti abbiamo bisogno e come li distribuiamo sul territorio nazionale. Ci sono regioni che hanno avuto un incremento demografico: faccio un esempio in Emilia Romagna, che ha avuto un aumento dellapopolazione giovanile dovuto all’ immigrazione, ci sono regioni che invece hanno avuto un decremento. Bisogna riuscire ad avere un sistema più equo e anche piùbasato sui dati per distribuire gli insegnanti. Dovremmo arrivare a regimea una riforma complessiva di questo sistema». Il copione non cambia e già studenti e sindacati prevedono un autunno caldo. La Rete degli studenti medi ha previsto per l’ 11 ottobre manifestazioni in tutte le piazze d’ Italia perché «gli studenti hanno bisogno di risposte concrete e immediate e le scuole necessitano di investimenti e di una riforma strutturale» A distanza di una settimana, il 18 ottobre, ci sarà lo sciopero generale proclamato da Cobas, Cub, Usb per tutte le categorie, ma con un’ attenzione particolare al pubblico impiego, con le richieste di rinnovo dei contratti e aumento dei salari. E anche gli altri sindacati non staranno con le mani in mano. C’ è molto malumore per la proroga al 31 dicembre 2014 del blocco della contrattazione e degli automatismi degli stipendi (definito un “colpo gobbo”) che accresce la delusione perla mancanza di misure per la scuola nel decreto del Fare. L’ ultima speranza per la soluzione di alcune emergenze è riposta a un decreto legge che potrebbe essere portato al Consiglio dei Ministri previsto per il 23 agosto.
 

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