21 Maggio 2003

Una vita vissuta pericolosamente

LA CITTÀ NEMICA. La denuncia delle associazioni di consumatori: «Le strade sono una gruviera»

Ogni anno, dal ?91, i motociclisti organizzano una manifestazione
I centauri alle prese con gli ostacoli messi a difesa delle corsie preferenziali. In tutto sono seicentomila
Una vita vissuta pericolosamente





PRENDIAMO
la Cassia, la Prenestina, via Boccea, l?Aurelia, il Lungotevere: in totale – ha calcolato il Codacons – fanno una buca ogni 12 metri. L?associazione di difesa dei consumatori presieduta da Carlo Rienzi è andata anche oltre nella sua indagine: «Le buche hanno un diametro medio di 30 centimetri e una profondità di 4». Considerando però che ci sono vere e proprie voragini di oltre un metro di larghezza e falle del manto stradale di pochi centimetri. Facile conclusione: le strade di Roma sono «vere e proprie gruviere», firmato Codacons e Adusbef, altra storica associazione di difesa dei consumatori. Pensate infatti che cosa accade quando in motocicletta o in motorino si capita su una di queste voragini o anche su una delle buche meno profonde, ma nel modo sbagliato: le associazioni promettono «riconoscimenti sostanziosi a carico dei Comuni responsabili» sulla base di una serie di cause vinte davanti al Giudice di pace. Vita difficile, insomma, quella dei motociclisti in città e non solo per le buche. Provate a sentire che cosa ne dice Riccardo Forte, romano, presidente del Coordinamento Motociclisti nato nel ?91 quando il governo Andreotti all?affannosa ricerca di soldi decise di imporre una tassa sulle due ruote di oltre sei cavalli. La protesta dei centauri Riccardo Forte e i suoi da quasi nove anni contro le buche di Roma organizzano una manifestazione di protesta, migliaia di motociclisti della Capitale che sfilano nelle strade a velocità ridotta, tanto per far capire che ci sono anche loro. «Perché il problema di Roma – spiega Riccardo Forte – è che la città non è pensata per le moto». Come dire che i 600 mila romani che ogni giorno circolano su moto e motorini non esistono. Non esitano a giudicare dal «fondo stradale vecchio, vecchissimo» oppure a giudicare dai «cordoli, pericolosissimi, estremamente insidiosi». Non a caso quasi tutti riportano i segni di urti, incidenti di vario tipo, troppi perché sia sempre soltanto colpa dei conducenti. «La verità – spiega Riccardo Forte – è che hanno una conformazione tale da far cadere i motociclisti in particolare nel traffico, e sono poco visibili e mal segnalati, dunque di notte è facilissimo andarci a sbattere contro. A terra, ad esempio, sono privi di una segnaletica a terra sufficiente a avvertire tempestivamente e in modo adeguato la presenza di una corsia riservata». «Fate cordoli diversi» Esistono alternative? «Esistono. – risponde Riccardo Forte – Basterebbe prevedere cordoli di forma diversa, con la base più larga, la cuspide meno accentuata e più arrotondata. In realtà a segnalare la presenza di una corsia preferenziale basterebbero anche una serie di nervature dell?asfalto che fanno rumore sotto le ruote. Oppure si potrebbe adottare una delle soluzioni che spesso si vedono all?estero: una lieve sopraelevazione della carreggiata destinata a ospitare i mezzi pubblici. Basterebbero cinque centimetri con bordi arrotondati per evitare pericoli di danni alle vetture o alle moto e una pavimentazione diversa. Gli autisti si renderebbero conto immediatamente di essere su una corsia riservata e il problema sarebbe risolto con minori rischi di cadute o incidenti in caso di disattenzione rispetto a quanto accade con i cordoli». Chi sopravvive ai cordoli e alle buche deve vedersela con i guard-rail che rispetto all?asfalto o a un terreno sterrato possono aumentare di dieci volte i rischi di danni seri per un motociclista in caso di caduta. La Federazione Motociclistica Italiana ha proposto la creazione di paletti verticali in materiale antiurto anche sulle autostrade. E il Coordinamento Motociclisti ha inondato il Campidoglio di richieste di eliminarli. «Che senso hanno in città? – si chiede Riccardo Forte pensando alla via Ostiense o ai parcheggi di via Lepanto – Sono brutti e pericolosi anche per i pedoni». Ultima nota dolente: strisce pedonali, frecce e tutte le altre segnalazioni sul manto stradale. «Si utilizza materiale che è scivoloso quando piove e persino quando è asciutto. E? così difficile pensare che esistono anche materiali anti-sdrucciolo?», conclude Riccardo Forte
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