5 Gennaio 2002

Una valanga di eurotruffe

Caffè, pane, cornetti: lettori e associazioni dei consumatori denunciano decine e decine di abusi

Una valanga di eurotruffe

Ma al Vomero: “Da noi vale duemila lire“

LA CAMPANIA E L`EURO

Rincari a raffica e arrotondamenti ingiusti, ma non c`è ancora alcun numero verde “istituzionale“. Il caso controcorrente di un negozio
“C`è il grave rischio dell`abolizione dei centesimi“. E già partono i salditrappola: esposti solo i prezzi con le vecchie lire, meno convenienti

Fortuna che non si spara, ma i primi passi dell`euro continuano in pieno far west. Incuranti del nuovo corso, decine di Bancomat rimettono in circolazione le lire che presumibilmente sono state cambiate poco prima a qualche volenteroso, tra l`altro incassando una commissione (illecita, ma richiesta presso molti sportelli) di 3.000 lire. «Un vero abuso ? si scalda l`avvocato Angelo Pisani (Movimento federativo tutela dei consumatori) ? che ci viene segnalato con decine di fax e che stiamo verificando per la denuncia».
Fosse il solo, potremmo dirci fortunati. Ma la giornata dell`euroconsumatore è disseminata di trappole, se dobbiamo prestar fede ai rilevamenti fatti dal Codacons, altra associazione privata, che segnala rincari a raffica. Per esempio occhio al pane che, all`ombra del nuovo conio, in qualche negozio subisce ritocchi fino al 10 per cento. Occhio alle macchinette distributrici di bevande, dove le 500 lire di prima (0,26 euro) adesso corrispondono spesso a 0,27 euro (522 lire). Occhio al trancio di pizza che in certi locali del Vomero passa dalle 3000 lire a 1,80 euro (3485). Occhio alla minutaglia che si consuma al banco del bar ? caffè, cioccolata, cornetti ? perché è proprio sui “pezzi“ piccoli che l`abuso è più praticato. Il caffè per esempio può anche passare impunemente dalle 1400 lire (0,72 euro) alle 1550 (0,80), stesso prezzo del cornetto, che però prima costava attorno alle 1200 lire. Idem come sopra al selfservice: in alcune catene i primi piatti sono passati da un giorno all`altro a 3,50 euro (6777 lire) dalle 6500 lire che si pagavano prima, e i secondi da 14.000 lire a 7,50 euro (14.522). Per non parlare delle sigarette e dei cinema.

La malattia si chiama arrotondamento, che ovunque viene praticato per eccesso, ma un eccesso che al termine della giornata finisce per scavare un buco consistente nelle nostre tasche. E in questo senso l`aumento praticato ai caselli della tangenziale e delle autostrade, senza contare i biglietti ferroviari, ha avuto un effetto dirompente, perché è stato come il segnale del via: «Allora si può fare?». Con un rischio in più: che l`Italia cominci a “modificare“ a modo suo la nuova moneta. «Un po` come accadde alla lira ? protesta Gennaro Capodanno, presidente dell`Actp, altra associazione di consumatori ? quando si decretò di fatto l`abolizione dei tagli al di sotto delle cento lire, che da un certo momento smisero persino di circolare, come non avessero più corso legale».

A complicare le cose ci si sono messi pure i saldi. Che partono, come sempre, in anticipo, aggirando le disposizioni con la formula truffaldina degli “sconti eccezionali“ e della “vendita straordinaria“. Ora succede che in molte vetrine i prezzi in saldo non siano affiancati da quelli in lire. Con il risultato che, a conti fatti, certi capi costano più cari “scontati“ che da scontare. Insomma, ce n`è abbastanza per dotare il consumatore di olimpica eurodiffidenza. E anche così si spiega perché l`Italia, fra i Paesi europei, venga al fanalino di coda nell`adottare la nuova moneta. Infatti, mentre alle Poste gli incauti che si presentano per esempio con la bolletta della Napoletanagas, si sentono dire che debbono compilare un nuovo bollettino e rifare la coda (il lettore ottico non è in grado di identificare l`importo, che non è espresso in euro), nei negozi si continua serenamente a contrattare in lire. Con qualche eccezione. «In questo negozio, per i nostri clienti, l`euro vale 2000 lire», annuncia il cartello esposto da un commerciante al Vomero. È una vendita promozionale sui generis all`insegna del nuovo che avanza. Si giustificano gli altri, aggrappati alla vecchia lira: «Sono i clienti che lo chiedono». Non è difficile crederci: tentano di sottrarsi, finché è possibile, all`eurofregatura.

Meno male che non si sa a chi segnalare gli abusi. Una sparuta pattuglia di vigili ha fatto, sì, un corso (di tre ore) alla scuola di Benevento per imparare i segreti dell`euro ed essere edotti sulle difficoltà imposte (specie alle categorie deboli) dalla nuova moneta. Ma non risulta che poi le siano stati assegnati compiti particolari, se non quello di informare i colleghi e di rispondere adeguatamente, se interrogati. Non un numero verde per segnalare rincari e violazioni. A chi toccava? Verosimilmente alla Prefettura, essendo il Comitato euro presieduto dal prefetto. Ma poiché la prima porta a cui il cittadino va a bussare è ovviamente quello del Comune, Raffaele Tecce, assessore all`Annona, assicura che si farà promotore di un`iniziativa che metta insieme Palazzo del governo e forze di polizia per istituire un numero che raccolga le denunce di chi è stato raggirato. «Purtroppo il Comune non può far nulla sui rincari ingiustificati, ma si può intervenire quando il prezzo in lire non corrisponde a quello in euro e quando ci sia stato un imbroglio sul resto». Meglio tardi che mai, uno sportello pubblico dove segnalare gli abusi è quanto meno un deterrente. Per ora, comunque, chi ha qualche irregolarità da raccontare può farlo solo attraverso le associazioni di consumatori. O, se è convinto di essere vittima di un reato, può rivolgersi al 117 della Guardia di Finanza. Non sarà molto, ma basta ad impedire che l`eurosolitudine dei primi giorni diventi planetaria.

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