Una valanga di cause di lavoro incombe sulla Provincia
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fonte:
- l`Adige
Una valanga di cause di lavoro incombe sulla Provincia. Sono centinaia gli insegnanti precari che sperano di ottenere per via giudiziale quanto non hanno avuto con anni di studi e di insegnamento: un posto in ruolo e l’ aumento di stipendio per gli scatti di anzianità. In Trentino, infatti, sono oltre mille i docenti precari che hanno impugnato, con una raccomandata inviata alla Provincia, il loro contratto di lavoro a tempo determinato. Ora hanno tempo fino ad ottobre per compiere il passo successivo che è quello di avviare la causa di lavoro. Tutti i sindacati e i loro avvocati si stanno preparando per affrontare quello che ha i numeri per diventare un contenzioso da record. Per molti docenti la via giudiziaria sembra l’ unica prospettiva per ottenere la cattedra in tempi brevi. L’ anno scorso le immissioni in ruolo sono state bloccate perché incombe un ricorso sulle graduatorie. La questione non è ancora stata risolta dalla Corte costituzionale e dunque, se la sentenza della Consulta non dovesse arrivare a breve, ci sono molte probabilità che anche quest’ anno nessuno ottenga la cattedra. Intanto gli avvocati di fiducia dei sindacati stanno scaldando i muscoli per un confronto che non ha nulla di scontato perché la giurisprudenza sul tema non è consolidata. Ci sono state alcune pronunce a Siena, Livorno e Genova che hanno alimentato le aspettative dei precari. Così molti docenti hanno impugnato i rispettivi contratti. Prima del 23 gennaio scorso, termine ultimo stabilito dal collegato lavoro, oltre mille insegnanti hanno inviato la raccomandata alla Provincia. Questo è un passo necessario, ma non sufficiente. Dalla data di impugnazione i lavoratori hanno tempo 270 giorni per presentare ricorso al giudice del lavoro o richiesta di conciliazione. «Stiamo studiano la questione – dice l’ avvocato Attilio Carta, legale della Uil – a livello nazionale due giudici diversi a Siena e Livorno hanno accolto i ricorsi di convertendo i contratti a tempo determinato in indeterminato. Secondo altri orientamenti la conversione non si può fare nel pubblico, ma può essere riconosciuta invece la ricostruzione della carriera e un indennizzo che a Genova hanno quantificato in una ventina di mensilità». In Trentino, però, c’ è un’ ulteriore complicazione. Sulla scuola la Provincia ha competenza primaria e dunque il quadro normativo e contrattuale è diverso rispetto al resto del Paese. Questo potrebbe rendere spuntate le armi dei precari nostrani? «E’ una delle questioni che stiamo approfondendo – replica l’ avvocato Carta – ma la normativa di base in realtà non si discosta molto da quella nazionale. Riteniamo che per molte situazioni i presupposti per intraprendere un’ azione giudiziaria ci siano». Tra i mille e oltre che hanno scritto la loro brava raccomandata alla Provincia ci sono appunto situazioni molto diverse, precari storici già vincitori di concorso e precari dell’ ultima ora ancora in cerca di abilitazione. Chi ha più possibilità di vincere un’ eventuale causa? «Stiamo lavorando – replica l’ avvocato Stefano Giampietro che collabora con la Cgil – proprio per creare dei gruppi omogenei. Tra coloro che a mio avviso hanno più possibilità ci sono i docenti abilitati attraverso concorso e ancora in attesa di passaggio in ruolo. Sono interessati però anche coloro che pur essendo stati immessi in ruolo in seguito al concorso, hanno fatto molti anni di precariato e dunque possono chiedere il riconoscimento della progressione di carriera. Ma stiamo studiando anche le posizioni di chi è stato abilitato attraverso le Sis». E per i non abilitati c’ è qualche speranza? «Sono casi da approfondire – replica Giampietro – ma ci potrebbero essere spazi per una richiesta risarcitoria». E i costi? Non è che i precari si sveneranno per inseguire un sogno impossibile? Cgil, Cisl, Uil, ma anche Stati generali della scuola e Codacons (che lavora ad una maxicausa collettiva a Roma) puntano a tenere bassi i costi grazie all’ alto numero di ricorsi. «Il nostro obiettivo – dice Pietro Di Fiore della Uil – è di non far pagare le spese legali ai nostri iscritti. E’ una questione morale e di giustizia: i precari sono i lavoratori più deboli, non sarebbe giusto far sostenere a loro il peso di questa difficile vertenza giudiziaria». S. D.
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