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22 Novembre 2019

Una scintilla e poi lo scoppio nella fabbrica della morte

la procura indaga per incendio e omicidio plurimo colposo: al momento contro ignoti
Cinque morti e due feriti, di cui uno in gravissime condizioni. È questo, al momento, il tragico bilancio dell’ esplosione avvenuta intorno alle 16.35 di mercoledì nella ditta di fuochi d’artificio dei Fratelli Costa a Barcellona Pozzo di Gotto, tra le contrade Cavalieri e Femminamorta. Un bilancio che potrebbe mutare ancora nelle prossime ore. Tra le vittime c’ è Venera Mazzeo, 71 anni, la moglie del titolare, mentre gli altri fanno parte di una ditta esterna – la Bagnato – che stavano effettuando dei lavori per rendere più sicuro il fabbricato, montando delle porte in metallo: Mohamed Taeher Mannai, 39 anni, Giuseppe Testaverde, 34 anni, Vito Mazzeo, 23 anni e Fortunato Porcino, 36 anni. Altre due persone sono rimaste gravemente ferite, tra cui Bartolomeo Costa, 37 anni, figlio del titolare, che con la famiglia gestiva l’ azienda. Nonostante fosse gravemente ustionato su tutto il corpo, ha provato a salvare la madre, ma purtroppo senza riuscire nel suo intento. Si trova ricoverato all’ ospedale Civico di Palermo con ustioni su gran parte del corpo, ma non ha mai perso i sensi. Migliorano invece le condizioni di Antonino Bagnato, ricoverato nel reparto di chirurgia dell’ ospedale «Foglia ni» di Milazzo, figlio del titolare della ditta che stava effettuando i lavori. I familiari di Mannai invece attendono che la procura gli ricon segni la salma. Vogliono infatti riportarlo nel suo paese d’ origine per le esequie funebri. La famiglia Costa da tantissimi anni produce fuochi d’ artificio di prima, seconda e terza categoria e organizza anche spettacoli pirotecnici per privati o enti pubblici. La fabbrica ha un punto vendita in via salita 1 del Carmine a Barcellona Pozzo di Gotto. Secondo il Codacons, sono 68 le «vittime registrate in Italia dal 2000 ad oggi a causa di esplosioni nelle fabbriche di fuochi d’ artificio». Intanto la procura di Barcellona Pozzo di Gotto indaga per omicidio colposo plurimo, incendio e disastro colposo, al momento contro ignoti. È stata evitata l’ autopsia sulle vittime. Il sopralluogo nello stabilimento di fuochi artificiali è durato per tutta la notte di mercoledì ed è proseguito anche per tutta la giornata di ieri. Dopo l’ allarme polizia, carabinieri, vigili del fuoco e operatori delle ambulanze sono andati al casolare isolato nella campagna soccorrendo i feriti, recuperando cadaveri e cercando informazioni per sapere con esattezza quante persone vi fossero. Il procuratore Emanuele Crescenti, accompagnato dal pm Matteo De Micheli, ieri mattina è sembrato molto provato dalla visita nel deposito andato in fumo. Presenti anche il comandante provinciale dei carabinieri, il questore, i vertici della guardia di finanza, della polizia e del genio militare. Al vaglio degli inquirenti, oltre i reperti sequestrati dal Ris dei carabinieri e dai vigili del fuoco, ci sono anche le immagini delle videocamere di sicurezza della fabbrica, che però sembrano inquadrare per lo più la parte esterna della struttura. «Il casolare della Ditta Costa e Figli – ha sottolineato il procuratore di Barcellona Pozzo di Gotto, Emanuele Crescenti – era adibito a fabbrica di fuochi, e dico adibito perché non era nato per esserlo e i Venera Mazzeo lavori che stava eseguendo la ditta esterna si stavano facendo proprio per mettere le strutture in sicurezza. Ma – ha aggiunto – stiamo cercando di fare il punto della situazione che presenta diversi aspetti ancora tutti da chiarire». Il procuratore ha confermato che gli operai stavano sistemando dei cancelli quando è avvenuta l’ esplosione che ha interessato prima un locale e poi altri della fabbrica. «Un’ esplosione – ha sottolineato – causata an Giovanni Testaverde che da una poca attenzione». Il procuratore Crescenti, annuncia anche che le indagini saranno lunghe ma avanza le prime ipotesi investigative sull’ esplosione: «Probabilmente le scintille di un flex o di un saldatore sono andate a finire in uno dei contenitori di colorante, che ha preso immediatamente fuoco e ha fatto da miccia per un’ esplosione dalle proporzioni devastanti». Nella zona si è sentito un boato intorno alle 16,30 di mer Vito Mazzeo coledì e subito dopo uno più forte che si sono uditi fino a diversi chilometri di distanza e che hanno causato panico. Nell’ area scene di dolore e panico: parenti e amici della famiglia Costa e della Bagnato sono giunti sul posto. L’ esplosione ha avuto una potenza incredibile. Il casotto in cui è avvenuta, in cemento armato, praticamente non esiste più. Distrutto anche un altro edificio, anch’ esso in cemento armato, danneggiati dall’ onda.

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