26 Maggio 2006

Una piazza per vendere frutta e verdura dal produttore al consumatore

Una piazza per vendere frutta e verdura dal produttore al consumatore, combattere caro vita e tutelare la qualità. È l?antidoto di Coldiretti e Codacons Umbria in un periodo in cui scegliere tali prodotti, sia nel negozio sottocasa che al supermercato, si rivela impresa non facile. Il freddo protrattosi fino ad aprile ha infatti ritardato le produzioni nazionali e merce che di questi tempi era considerata di stagione, oggi si presenta come primizia: sia per la qualità che per i prezzi. Così, mentre per scegliere mele, pere e arance si fa anche un ripasso della geografia mondiale (si trovano solo prodotti di Uruguay, Cile e Argentina), per comprare pesche, albicocche e susine di casa nostra bisognerà attendere ancora un paio di settimane.
«Siamo in un periodo di transizione – spiegano da Garden Fruit, impresa all?ingrosso che rifornisce oltre 50 esercizi della regione – tra le ultime mele e arance (ma le ?tarocco? sono un lontano ricordo) e le prima frutta di stagione considerata ancora una primizia. Tolte le fragole tutto il resto della produzione è indietro di 10-15 giorni». Chi vuole acquistare pesche, albicocche o susine deve così accontentarsi di quelle spagnole. «La situazione non è tanto diversa da quella degli anni scorsi – spiega Stefano Pignani, vice presidente provinciale Coldiretti Perugia – con il settore nazionale ancora debole. Il problema è che non tutta la merce importata viene etichettata ed i prodotti nazionali ne risentono ancor di più».
Per i consumatori, un problema in più nella giungla della spesa sempre più stretta nella morsa prezzi-qualità. «Le fragole ci sembrano care nonostante siano di stagione – osserva Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria – per non parlare della qualità: spesso parliamo di prodotti vuoti dentro, con un po? di profumo ma senza gusto. Ci sembra eccessivo il prezzo delle ciliegie ed anche acquistare banane a 1,65 euro al chilo non è cosa da poco». Secondo l?Ismea, i listini di fragole e ciliegie sono in discesa mentre vengono segnalati al rialzo quelli di mele e kiwi. «Ma il prezzo delle ciliegie al dettaglio difficilmente potra scendere sotto i 4 euro al chilo – aggiungono da Garden Fruit – ed anzi, quando nel mercato arriveranno le ?cornetta? (dal cesenate) i prezzi potrebbero aumentare ancora. Ma non c?è niente di strano nella frutta in arrivo da Sudamerica e Spagna: è stato sempre così». Per le primizie nazionali si dovrà quindi pazientare dai 10 ai 15 giorni ma le previsioni sui prezzi sono tuttavia confortanti. «La produzione è buona ed i listini sono destinati a scendere rispetto ad ora, con i pochi prodotti italiani che, all`ingrosso, girano a 1-1,5 euro al chilo (3-4 euro al dettaglio)».
A prescindere dalla situazione attuale, sul tavolo restano alcuni nodi, come quello delle etichette: un obbligo cui i rivenditori non sempre tengono fede. «Le statistiche dicono che se l`origine è indicata – fa notare Pignani – i consumatori scelgono i prodotti nazionali. Invece tale obbligo, specie nei mercati, non sembra ancora passato». Una preoccupazione condivisa dal Codacons. «Chi controlla e garantisce che l`origine dichiarata sia quella giusta? Noi diciamo di conservare lo scontrino e se il prodotto non è buono invitiano i consumatori a riportarlo nel negozio o nel supermercato. I consumatori devono iniziare ad alzare la voce senza aspettare il prossimo scandalo».
Intanto, contro i rincari da filiera lunga ed anti economica si torna a parlare di vendita diretta. Il Codacons la propone una domenica mattina a settimana anche come traino al ribasso negli altri giorni della settimana. Coldiretti, intanto, l`ha proposta ai comuni di Perugia e Foligno. «Chiediamo un mercato riservato ai produttori, per caratterizzare una zona specifica della città, una o due volte al mese: a Perugia, ad esempio, potrebbe essere piazzale del Bacio, a Fontivegge, ma siamo aperti a qualsiasi altra proposta».

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