Una Pasqua senza turisisti
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fonte:
- Il Tempo
Con l’Italia in zona arancione e rossa vengono azzerati 21 milioni di partenze e spostamenti tra Pasqua, 25 aprile e Primo maggio, con un danno per l’intero comparto, secondo il Codacons, di 8,2 miliardi di euro. Nel 2019, prima della pandemia, 14 milioni di italiani si sono spostati nei giorni di Pasqua per trascorrere qualche giorno fuori casa, con un giro d’affari di 3,5 miliardi di euro. Se si considerano anche i viaggi per i ponti per il giorno della Liberazione e dei lavoratori, il numero totale di cittadini in viaggio sale a 21 milioni, per una spesa complessiva pari a 8,2 miliardi e 390 euro pro capite che quest’anno causa del Covid, rischia di essere cancellata di netto. Specie se i limiti agli spostamenti e i divieti proseguiranno anche alla scadenza del Dpcm il 6 aprile, con ripercussioni pesanti non solo per le imprese del turismo, ma anche per migliaia di attività dell’indotto rimarca il Codacons. Intanto, con il passaggio della Sardegna in zona arancione da lunedì sono chiusi in tutta Italia per il servizio al tavolo i 360mila bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi presenti lungo l’intera penisola, con una perdita stimata secondo Coldiretti di circa 3,2 miliardi per il lockdown della ristorazione fino a dopo le feste di Pasqua e Pasquetta. Sono 7 milioni gli italiani che tradizionalmente consumano il pranzo fuori casa a Pasqua, per una spesa di 400 milioni, mentre un italiano su tre, il 32%, dovrà rivedere i propri programmi per la tradizionale gita fuori porta o vacanza di Pasquetta. Duramente colpiti gli oltre 24mila agriturismi italiani, che hanno già subito perdite per 1,2 miliardi. Ma in difficoltà è l’intero sistema agroalimentare Made in Italy, con vino e cibi invenduti: si calcola, spiega la Coldiretti, che 300 milioni di chili di carne bovina, 250 milioni di chili di pesce e frutti di mare e circa 200 milioni di bottiglie di vino non siano mai arrivati nell’ultimo anno sulle tavole dei locali. Intanto il decreto sostegni fa ancora discutere. «Il provvedimento rappresenta il primo segnale del governo Draghi verso le imprese, ma adesso è necessario procedere con i decreti attuativi: non c’è più tempo da perdere! Le imprese attendono l’accredito dei ristori. Si rispetti la data dell’ aprile», dice il presidente nazionale della Fapi (Federazione autonoma piccole imprese), Gino Sciotto. «Accogliamo con soddisfazione la presenza di un ulteriore inanziamento del fondo emergenze per lo spettacolo, disposizione del ministero della Cultura, all’interno dei provvedimenti definiti nel decreto», scrive l’Anec Associazione nazionale esercenti cinema, una nota specificando che «ringraziamo il ministro Franceschini. «Adesso occorre però procedere con la massima urgenza con il riparto dei fondi al fine di poter sostenere, fra gli altri, le sale cinematografiche che hanno perduto il periodo più forte dell’anno l’inverno – prosegue la lettera – Necessario definire anche gli incentivi per la ripartenza e stanziare i fondi per la campagna di comunicazione indispensabile per la ripartenza del settore. I contributi alle perdite dei primi mesi del 2021 – conclude Anec – sono indispensabili per consentire agli esercenti di poter guardare concretamente alla ripartenza. Attendiamo l’evoluzione della curva pandemica per poter concertare con il ministro Franceschini la nuova data che consenta la graduale riapertura, con lo svolgimento delle proiezioni tramite protocolli che garantiscano sostenibilità per l’intera filiera”.
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