Una partita di giro per il caro bollette
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fonte:
- il Roma
i più, sottraendosi a passerelle show, può scrollarsi l’ingrato compito di riconoscere – magari soltanto per un briciolo di onestà intellettuale – che con la crescita, teoricamente “travolgente”, rispetto a quella degli altri Europaesi , del Pil italiano post-covid, il suo governo c’entra, si, ma poco. Perché noi siamo quelli che in piena pandemia – tra lockdown, chiusure, restrizioni generalizzate e domiciliari per tutti – hanno perso di più. Sicché, la base di calcolo del nostro tasso di ripartenza è decisamente più bassa e, quindi, la percentuale di crescita risulta più alta, rispetta a quelli che, prima, hanno perso di meno. Ma nessuno lo dice. Cosicché, può continuare a raccogliere applausi a scena aperta come il “salvatore della patria”, per l’unico risultato concreto ottenuto ovvero l’inversione di marcia della vaccinazione anti-covid nel post-Conte e, per i “buoni propositi” e le scontatezze sull’uso delle risorse europee che “abbiamo il dovere di spendere in maniera efficiente e onesta”, essere addirittura “segnalato” dalla Cei come l'”uomo della Provvidenza”. Quasi che gli unici problemi di questo esecutivo fossero: vaccinazione e green pass. E il resto, tutto corollario Non è un caso, che nel consiglio dei ministri di giovedi scorso, come succede da tempo ormai, si sia discusso solo di Green pass per tutti e si sia rinviata al prossimo la predisposizione dell’ombrello per la bufera che sta per abbattersi (da ottobre il 42%, più il 20 di inizio estate, significa un + 62% in appena 6 mesi, tra 500 o 1300 euro annui, in valori assoluti, secondo Codacons e Assoutenti) sulle bollette di luce e gas. Se ne parlerà, quindi, mercoledì, ma si tratterà dell’ennesima “presa”, pardon: “partita di giro”. Scorporeranno i cosiddetti “oneri di sistema” (balzelli a sostegno di rinnovabili e nucleare, per oltre il 30% dell’importo complessivo fatturato) e ce li faranno pagare con la fiscalità generale. Insomma “scarta frù- scio e piglia primèra”. Purtroppo, i 9 miliardi per evitare la stangata, non ci sono. Anzi, servono a foraggiare il reddito di cittadinanza. E in giro ci sono sempre 60 milioni di cartelle destinazione contribuenti. La sensazione, detto con estrema franchezza, è di trovarci di fronte ad un film già visto e rivisto tantissime volte, ma con una notevole accelerazione dal 2011 ad oggi. Con un Paese commissariato da pseudo tecnici – solo perché non eletti, ma tutti forniti di “green pass” esteso Pd ex Dc e rapporti privilegiati con i media – all’unico scopo di rinviare il ricorso alle urne, scongiurare il voto e impedire, una possibile vittoria del centrodestra e magari, nel caso, provare a rimettere ordine nei conti pubblici: Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, ma la situazione delle casse statuali italiane non è certo migliorata. E non è detto che stavolta vada meglio solo perché a palazzo Chigi, c’è SuperMario. Anzi. Le grandi riforme: Giustizia, Fisco, concorrenza, ecc., sono ancora in via discussione; il piano di attuazione del Pnrr e l’apertura dei cantieri aspettano ancora le centinaia di decreti attuativi e la “corsia preferenziale ultrarapida” per l’approvazione dei progetti infrastrutturali, le nomine per i singoli cantieri e quella per la commissione di controllo (via), per gli impatti ambientali (40 tecnici)e il consiglio superiore dei lavori pubblici (29). Il tutto da fare in 3 o 4 mesi.E tenete conto che l’erogazione delle rate, volta per volta, dipende dalla realizzazioni progettuali messe a punto. E, a proposito, entro il 31 dicembre, bisognerà approvare anche la legge di bilancio 2022. MIMMO DELLA CORTE
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