22 Febbraio 2007

Una pagnotta costa come una brioche

Una pagnotta costa come una brioche 

 

Proteste per il prodotto che, in alcuni casi, ha raggiunto anche i quattro euro al chilo
 

ASCOLI – La pagnotta di pane – ci scrive P.M. – è stata sempre alla base del sostentamento dell’essere umano, riecheggiata in canti e poesie, romanzata e perfino soggetto per film . E’ stata più volte razionata con tessera durante vari periodi di guerra, è stata perfino metafora di chi confessava "tengo famiglia". La pagnotta ha avuto quasi sempre un prezzo contingentato par assicurare il prezioso alimento alle classi meno abbienti. Ma è stata anche oggetto di speculazione, di "borsa nera" e perfino di adulterazioni. Il suo prezzo al chilo ha rappresentato la spia della situazione economica del Paese. Oggi, però, la pagnotta è divenuta come lo specchietto per le allodole dal momento che molti forni la finiscono in breve tempo per cui l’acquirente deve passare ad altri tipi e qui il prezzo sale e sembra non avere più limiti. Siamo arrivati ad una specie di pane-simbol per quanti ritengono che la pagnotta sia troppo proletaria per la propria mensa, ed ecco che si ricorre ai panini, all’olio, al burro, al lievito madre e tante altre specialità che i bravi panificatori sanno "inventare" con prezzi da brioche! Siamo arrivati a certi panini che costano ben 4 euro e 90 centesimi al chilo. Se si pensa che un panettone costa solo 4 euro… Dicono che non si deve fare il calcolo con le vecchie lire: si tratterebbe, infatti, di quasi diecimila lire! Poi gli scontrini non sono molto chiari: segnano solo il prezzo da pagare. Non c’è il costo al chilo, il peso cui si riferisce la somma da pagare… Come si muovono la Confcommercio, la Codacons e gli altri uffici preposti?".
 

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