«Una notte tragica ma ora è il passato»
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fonte:
- La Nuova Venezia
Ripercorrere quegli attimi? No, grazie. Vogliamo solo dimenticare». Il naufragio della Costa Concordia all’isola del Giglio ha lasciato una ferita indelebile anche nei passeggeri veneziani che quella notte si trovavano a bordo della nave che all’improvviso,al largo dell’isola del Giglio, si chinò sul lato destro per incagliarsi sul fondale roccioso. Pur a distanza di dieci anni, riportare alla mente quei frangenti è un dolore troppo grande ripercorrere quegli eventi. Al telefono la voce si fa cupa, c’è voglia di cambiare subito argomento. Di non rivangare un capitolo che appartiene al passato. Vale ad esempio per Luigi Carli, albergatore di Jesolo, oggi 87enne: «È stata un’esperienza orrenda, la paura della morte terrorizza chiunque. Mi sono ripreso grazie alla famiglia», le uniche parole che concede. Vale lo stesso anche per i coniugi Marco Pizziol e Claudia Dei Rossi che all’epoca si trovava a bordo della crociera maledetta, dove morirono in 32 tra le 4. 229 persone che si trovavano a bordo. Nei giorni immediatamente successivi al disastro,i naufraghi avevano raccontato di quella corsa contro il tempo per salvare la pelle scattata all’improvviso nel momento della vacanza e della spensieratezza durante la crociera sognata. Insieme alla coppia si trovavano anche i loro due figli, 1 e 5 anni all’epoca dei fatti, e i genitori Ermenegildo Dei Rossi e Rita Costantini. Il suono di un allarme e poi il buio accompagnato dalle sirene, così avevano descritto l’inizio di quel drammatico fuggi fuggi verso il ponte 4 dove era stato organizzato l’imbarco alle scialuppe, durato più di un’ora e mezza. Passeggeri con i giubbotti salvagenti nel trambusto di quegli attimi concitati, mani ben salde per non dividersi. Il tutto mentre la nave continuava a inclinarsi, rimanere in piedi era sempre più difficile.E la folla correva verso le scialuppe di salvataggio. Una storia simile a quella raccontata anche da Maurizio Gervaso di San Michele al Tagliamento che in quella nottata ha perso tutto ciò che aveva con sé. La moglie Eva, infatti, proprio quel pomeriggio aveva preparato le valigie, radunato i vestiti dei figli,i maglioni,i souvenir e quanto avevano deciso di riportarsi a casa. Nella borsa aveva sistemato i passaporti, le patenti di guida, sua e del marito, le carte di credito,i cellulari, un migliaio di euro ed altro ancora. Tutto finito in fondo al mare. Così lontani eppure ancora così vicini quegli attimi drammatici negli occhi di chi oggi ha ormai voltato pagina. Nel corso degli anni, una cinquantina di naufraghi si sono rivolti al Codacons per far valere le proprie ragioni e ottenere un risarcimento da Costa Crociere. Tra loro, anche i naufraghi veneziani così come quelli residenti nel resto d’Italia. Se la maggior parte ha raggiunto accordi stragiudiziali, nei giorni scorsi il tribunale di Genova ha riconosciuto un risarcimento di 77 mila euro per “stress post-naufragio” al passeggero Ernesto Carusotti. — EUGENIO PENDOLINI
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