14 Maggio 2009

Una notte in carcere per una carta d’identità scaduta

 PERUGIA – Una notte in carcere per una carta d’identità scaduta, ma solo in apparenza. E’ la disavventura capitata ad un perugino di 59 anni bloccato a Istambul da un documento regolare per il comune di Perugia e per l’Italia, ma non per la Turchia. Si tratta solo della punta di un iceberg chiamato burocrazia che assilla sempre più i cittadini umbri, stretti tra problemi per telefonia, energia, servizi bancari e pubblica amministrazione. Secondo un’anticipazione del rapporto Pit Servizi 2008 di Cittadinanzattiva (che sarà presentato il 21 maggio a Roma), in Umbria un caso su cinque segnalato ai procuratori dei cittadini riguarda proprio la pubblica amministrazione. «Anche nel 2007 su 100 denunce segnalate – spiega Anna Maria Cosso, segretario regionale di CittadinanzAttiva – in materia di servizi di pubblica utilità, il 21% riguardavano la pubblica amministrazione e tra questi il 31% interessano il diritto di informazione, il 28% la tutela ed il 20% la qualità dei servizi». Per migliorare il rapporto tra cittadino e gli enti, l’associazione sta sperimentando un progetto di valutazione civica dei servizi proposti e tra le 6 città scelte c’è anche Terni. «Stiamo valutando – aggiunge Cosso – se i metodi di valutazione applicati alla sanità possono essere estesi ad enti pubblici, Agenzia delle entrate, giustizia e scuola».  Tornando al caso dell’uomo costretto a passare una notte di carcere, segnalato al Codacons Umbria, all’origine dell’inghippo internazionale c’è la carta d’identità elettronica ed il suo sistema di rinnovo. «Il nostro assistito – fa sapere l’avvocato Federica Prodani dell’ufficio legale dell’associazione – aveva rinnovato il documento a gennaio, ma il tesserino rilasciato dal Comune di Perugia (scritto in italiano, ndr) non è stato preso minimamente in esame dai funzionari aeroportuali di Istambul che hanno unicamente controllato la carta elettronica. Dal cui chip risultava che era scaduta». Della vicenda sono stati informati anche i Ministeri degli Affari esteri ed il Viminale, con l’associazione intenzionata a chiarire le responsabilità e chiedere un sostanzioso risarcimento per lo sventurato viaggiatore.

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