«Una leggerezza NON aver indossato la mascherina»
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fonte:
- Gazzetta Matin
AOSTA – «Lo ammetto, ho commesso una leggerezza e così, l’ ospite sgradito è entrato nella mia casa» . Elettra Crocetti, 67 anni, aostana, insegnante in pensione, neo riconfermata componente del direttivo del CSV e del Codacons valdostano è ancora positiva al Covid-19 come ha evidenziato il tampone effettuato giovedì scorso. Ha trascorso anche qualche giorno in ospedale, ma adesso sta meglio e dopo aver assunto una massiccia dose di antibiotici e cortisone, ha anche concluso la terapia domiciliare con ossigeno. «Sono affetta da una BPCO, broncopneumopatia cronica ostruttiva, complicata da asma e asma allergica e le mie difese immunitarie sono praticamente inesistenti – spiega – e sì lo ammetto ho commesso un comportamento imprudente non utilizzando la mascherina in casa, a lezione con una ragazza, risultata poi positiva. Una ragazza attenta, accorta, della quale mi fido ciecamente; ma non ho pensato che sono proprio gli asintomatici il vero problema. Ritengo che il contagio sia avvenuto così, il giovedì prima del turno di ballottaggio ad Aosta». La giovane ha poi sviluppato sintomi, contagiando anche i genitori. «Domenica sono andata a votare, presto al mattino, proprio per evitare di incontrare tanta gente. Il lunedì – vista la chiusura delle scuole per i seggi elettorali mi sono occupata dei miei due nipoti, siamo andati al mercatino a comprare la frutta e al rientro, mentre preparavo pranzo un improvviso giramento di testa e un po’ di febbriciattola. Proprio per la mia patologia cronica ho immediatamente allertato via whatsapp il mio pneumologo che mi ha subito consigliato antibiotico e cortisone. Martedì un leggero peggioramento, ma in verità, ho pensato che in occasione di altre influenze ero stata ben peggio. Da mercoledì la febbre ha iniziato a salire e da giovedì nausea, vomito, non sentivo più gli odori e avevo perso il gusto. Nonostante la Tachipirina 1000 la febbre non scendeva; poi un improvviso abbassamento della temperatura e il tampone che ha confermato il contagio. Ma domenica è ripartita la febbre alta, accompagnata da dolori e vomito. Martedì l’ ambulanza mi ha prelevata e sono finita nella tenda Covid e in Malattie Infettive e nel reparto convertito Covid nei due giorni successivi. Le lastre hanno evidenziato una polmonite bilaterale. Giovedì pomeriggio sono stata dimessa, con terapia di ossigeno a casa ed eparina. Per la mia personale esperienza voglio davvero sottolineare l’ abnegazione del personale dell’ ospedale Parini, attenti e premurosi; altrettanto non posso dire del medico di famiglia, che capisco essere oberato di lavoro tra pazienti, cronici e vaccinazioni, ma io, come tanti altri che ho avuto occasioni di sentire, non hanno trovato l’ appoggio che cercavano, dovendo destreggiarsi tra numeri di telefono, Usca ecc… Ritengo comunque inaccettabile che dopo il lockdown e dopo questi mesi in cui avremmo dovuto prepararci alla ‘famosa’ seconda ondata, ci sia ancora una tenda per il triage Covid, con attesa en plein air e con i bagni chimici modello fiera di sant’ Orso. Possibile che non si potesse prevedere una struttura prefabbricata, sicura, ben isolata e confortevole per chi già arriva alla tenda in condizioni di salute precarie e con un carico emotivo non indifferente? Sicuramente ho imparato la lezione; nonostante i problemi respiratori causati dalla patologia cronica che mi porto appresso, lo ‘straccio’ come lo chiamo io, lo indosserò ancora con maggiore attenzione ». c.t.
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