12 Settembre 2002

Una giornata spesa in modo diverso

Oggi «sciopero degli acquisti» contro il caro prezzi

Una giornata spesa in modo diverso

I consumatori incrociano le braccia per protestare contro l`inflazione. Per un giorno niente acquisti di generi alimentari, ma anche niente telefono, cinema o parrucchiere

ROMA
L`obiettivo è uguale per tutti: dare una spallata ai prezzi che da mesi, complice anche il passaggio dalla vecchia lira all`euro, tartassano senza pietà i bilanci familiari. Ma se il punto di arrivo è comune, le strade che i consumatori italiani hanno scelto per raggiungerlo sono diverse. E così mentre oggi una parte del fronte anti-inflazione (le associazioni aderenti all`Intesa dei consumatori) darà vita a uno sciopero della spesa, un`altra buona fetta (Confederazione dei consumatori) ieri ha manifestato davanti al senato distribuendo volantini e cartoline indirizzate al presidente del consiglio Silvio Berlusconi con la scritta «Stop al caro prezzi e agli aumenti speculativi». E questo in attesa di sabato 14, giorno in cui i girotondini manifesteranno per la giustizia, ma anche scadenza che un`altra associazione, «Altroconsumo», invita a trasformare in «giornata di autodifesa del consumatore». Insomma, il fronte delle vittime del caro-prezzi è vasto, almeno quanto la gamma di rincari vertiginosi a cui deve far fronte. E chi fa la spesa sa di cosa si parla. Secondo l`Ismea, l`Istituto di servizi per il mercato alimentare, nel solo settore ortofrutticolo nel periodo compreso tra il mese di luglio del 2001 e il luglio del 2002 i prezzi al consumo hanno subìto rincari oscillanti tra un minimo del 20,4% a un massimo del 55,8%. Tra i prodotti che più hanno fatto piangere gli italiani ci sono la lattuga (+55,8%), le cipolle (+42,6%), le zucchine (+46,6%), le melanzane (+35,5%), i peperoni (+30,7%) e i pomodori (+23,6%). Non va meglio con la frutta, che ha visto l`uva aumentare del 45,2%, le susine e i meloni del 30% e le pesche del 20%. Per non parlare poi di luce, gas, telefono, trasporti, o della Rc auto.

Cifre che non solo svuotano le tasche dei cittadini, ma che per l`Intesa dei consumatori (una sigla che riunisce Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) rappresentano un buon motivo per proclamare le sciopero degli acquisti, il secondo dopo quello a cui il 5 luglio scorso aderirono 10 milioni di consumatori. «In particolare – hanno spiegato gli organizzatori – lo sciopero è stato proclamato contro il carovita, nonché il blocco, concordato con commercianti e distributori, dei listini dei prodotti di più largo consumo che hanno provocato un aumento medio per le famiglie di 950 euro all`anno». L`iniziativa – alla quale hanno aderito Cgil, Ulivo, Sunia, Aspi, Apu, Confsal, Verdi, Rifondazione comunista e Uil – prevede che i consumatori evitino almeno per oggi di comprare prodotti il cui acquisto possa essere rinviato. Per essere chiari: meglio fare colazione a casa ed evitare di ordinare caffé, cappuccino, acqua minerale e brioches al bar, ma anche utilizzare il telefono (sia quello fisso che il cellulare) solo per le chiamate urgenti. E poi niente sms, non comprare birra, gelati o altre bevande (bere solo acqua di rubinetto), limitare anche l`uso di internet, non acquistare le sigarette e non andare dal parrucchiere.

Si tratta solo di una parte, anche piccola, delle cose che oggi i consumatori non dovrebbero acquistare in segno di protesta. E anche se lo «sciopero della spesa» assomiglia un po` a quelle promesse che si fanno sapendo che tanto durano poco (da domani infatti si può tornare a comprare tutto), l`importante è dare un segno visibile del malcontento che serpeggia nel paese.

Non tutti però sono d`accordo. Come, ad esempio, la Confederazione dei consumatori (Adconsum, Assoutenti, Cittadinanza attiva, Confconsumatori, Lega consumatori Acli, Movimento difesa del cittadino, Movimento consumatori, Unione nazionale consumatori), il cartello di associazioni che ieri ha scelto di protestare con un sit in davanti a Palazzo Madama. «Il caro prezzi non si fronteggia con uno sciopero di improbabile successo – ha spiegato l`Unione nazionale consumatori – ma proponendo e realizzando provvedimenti strutturali che allontanino durevolmente il pericolo dell`inflazione». Per l`Unione anziché lo sciopero, «punitivo soprattutto per gli stessi consumatori», sarebbe più utile «il boicottaggio degli esercizi che praticano rincari ingiustificati e speculativi». Con il sit in di ieri, la Confederazione ha dato inizio a tre settimane di mobilitazione sul tema dei prezzi, del caro-scuola, Rc auto e tariffe sociali.

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