Una doppia verità sullo stop alla spesa
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fonte:
- La Stampa
Molte persone lamentano la scarsa informazione sull?iniziativa.
Il dito puntato sull?«effetto euro», che ha fatto lievitare i prezzi
anche a causa del mancato controllo da parte delle autorità
Versione delle associazioni di tutela dei consumatori (Intesa) che hanno promosso lo sciopero: 6 torinesi su 10 hanno rinunciato alla spesa; l?iniziativa è stata un grande successo che dimostra – a Torino dove l?inflazione cresce più che altrove – quanto sia sentito il problema. Versione dei negozianti, in particolare della Confesercenti che ha realizzato un sondaggio campione fra 50 bar, alimentari, benzinai, mercati, commercianti in sede fissa: nessuna flessione delle vendite. E l?Ascom aggiunge: «Ormai da tempo lo sciopero c?è ogni giorno».
Doppia verità – come sempre accade in questi casi – sulla riuscita dello «sciopero della spesa» voluto dalle associazioni di consumatori, ma un punto di vista comune sulla situazione del mercato: i prezzi sono troppo alti, gli acquisti calano e non ci sono prospettive di miglioramento. «Non sapevo di questa iniziativa e comunque avrei fatto la spesa lo stesso, ne avevo bisogno» dice Luigi Beltrando, 60 anni, pensionato.
Stesso discorso per Sonia Pesenti, 32 anni, disoccupata, che aggiunge: «E? diventato impossibile fare la spesa, tutto costa il doppio di una volta». La gente protesta per i prezzi alle stelle e attribuisce la responsabilità all?«effetto euro». «All?inizio qualcuno ha controllato, poi quella sorveglianza è stata allentata e i risultati sono sotto gli occhi di tutti» denuncia Maurizio Montagnani, 42 anni, impiegato, carrello della spesa pieno e moglie al fianco. Aggiunge: «Avrei fatto volentieri lo ?sciopero del consumo?, ma sono in ferie soltanto oggi (ieri, ndr) e bisognava fare gli acquisti per la settimana».
«Avrei aderito all?iniziativa, se soltanto l?avessi saputo – dice Ilaria Agioi, 30 anni, laureata in lingue e impiegata part-time in una ditta di telemarketing – Credo che i negozianti abbiano approfittato della situazione economica mutata per effetto dell?euro. E comunque, il prezzo dei prodotti non cala. Se la gente ha bisogno, acquista lo stesso. Tutti hanno aumentato i prezzi, è difficile scegliere». Prosegue: «Il mio lavoro mi lascia molto tempo libero, così posso andare ad acquistare il pane in un posto e il latte in una altro, seguendo la convenienza dei prezzi. Ma non tutti hanno questa disponibilità e acquistano dove possono, magari al supermercato, dove possono soddisfare tutte le esigenze in una volta».
«Per un giorno non farò acquisti, mi sembra una giusta causa» dice Veronica Cobucci, 23 anni, studentessa, a passeggio in via Garibaldi. «Sarebbe bello uno sciopero del genere fatto da tutti i consumatori, organizzato. Altrimenti, serve a poco» argomenta Nathalie Balsamo, 22 anni, davanti alla vetrina del negozio «La bijoux» in via Garibaldi dove lavora come commessa. E aggiunge: «I prezzi sono alti, molti negozianti hanno approfittato un po? dell?arrivo dell?euro. Dove lavoro, i prezzi sono bassi, è possibile trovare oggetti anche con un euro. Ma non è così dappertutto».
«Nessun acquisto oggi. E comunque, siamo arrivati a tanto perché c?è la volontà di non accorgersi della situazione» dice Fabio Gobbi, 30 anni, medico, a passeggio assieme alla moglie Cecilia Rigattieri, di 32, al piccolo Daniele di 15 mesi e a Shushà, il West Highland Terrier di 2 anni. Aggiunge: «Ci sono indici da controllare, dovrebbero essere evidenti gli aumenti avvenuti in tutti i settori. Compresi i servizi, le tariffe».
Negozi e supermercati non hanno registrato cali. «La gente è più o meno la stessa di sempre» dice Viviana Bongiorno, 21 anni, commessa del negozio di abbigliamento «Jennifer», in piazza Castello. Parla da commerciante, ma anche da consumatrice: «Aderisco all?iniziativa, anche se è stata poco pubblicizzata. Mio padre mi ha accennato qualcosa ieri sera (mercoledì, ndr) e poi ho letto qualcosa oggi su un quotidiano locale. Altrimenti, avrei saputo nulla».
A lamentare un calo sono gli ambulanti del mercato di Porta Palazzo: «Ma non per l?iniziativa di oggi (ieri, ndr) delle associazioni dei consumatori. E? una questione generale – dice Domenico Zarra, 49 anni, titolare di un banco di borse -. I nostri prezzi sono bassi, ma la clientela è quasi soltanto di extracomunitari, che penso abbiano ancora meno disponibilità degli altri. Il risultato è che tra un po? chiuderemo tutti».
«Guardi, ho ascoltato 4 telegiornali ieri (mercoledì, ndr), ma non ho sentito la notizia di quest?iniziativa – sbotta Matteo Tiano, 37 anni, panettiere -. E comunque, qui a Porta Palazzo la situazione dei commercianti è tragica. In più, ci hanno piazzato in mezzo al mercato una linea di metropolitana leggera che porta dritti dritti davanti a Auchan. Le sembra bello?».
Lo sciopero della spesa non ha impedito ieri mattina alle organizzazioni sindacali, di commercianti e consumatori di riunirsi per decidere che cosa fare concretamente per contenere i prezzi. Sono stati definiti quattro gruppi di lavoro che entro fine mese dovrebbero produrre un documento da far sottoscrivere a enti locali e governo.
I dati raccolti da Intesaconsumatori a Torino rivelano una variazione, tra luglio e settembre di quest?anno, del 3,8% sui prezzi all?ingrosso e del 6% su quelli della piccola distribuzione.
L?Adusbef critica l?accordo raggiunto a Torino dai commercianti con gli enti locali e con il ministro Siniscalco. Dice Alessandro Di Benedetto: «Intese di questo genere sono positive solo se i ribassi dei prezzi vengono estesi a tutti i beni e se tali riduzioni hanno effetto retroattivo rispetto al giorno della sottoscrizione dell?accordo».
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