15 Gennaio 2008

una domenica da incubo

Valanghe in alta quota: una domenica da incubo
Livigno sotto choc per la scomparsa dei due giovani travolti
Si indaga per accertare le cause, ma si pensa a una fatalità

Le precipitazioni hanno concesso una tregua, ma a Livigno l`incubo è ancora palpabile. Se sabato, anche a causa delle proibitive condizioni del tempo, le informazioni stentavano a circolare, ieri la notizia della scomparsa dei due ragazzi travolti da una valanga in Val Federia ha fatto il giro del paese, lasciando praticamente tutti sconvolti. Anche perché questa volta, a differenza di quanto accaduto più volte in passato, la montagna non ha colpito a caso, ma ha mirato al cuore di Livigno, togliendogli due dei suoi figli. Tutti in paese conoscevano le due vittime. Fabio Viviani, per esempio, aveva 20 anni e suonava nella banda del Piccolo Tibet da quando ne aveva 12. Per 8 anni non c`è stata manifestazione pubblica alla quale il ragazzo, divisa addosso e l`immancabile tromba in mano, non abbia partecipato con passione. “Fabio era sempre presente nelle esibizioni col ruolo di prima tromba e oltre a mancarci per la sua bravura ci mancherà per il suo generoso cuore e per l`allegria che sapeva infondere a tutto il gruppo“ le prime parole di Luca Lorenzo Bormolini, il presidente del sodalizio. Anche Daniele Mottini, nonostante i 17 anni ancora da compiere, era già una celebrità. Merito soprattutto delle sue prodezze con gli sci ai piedi, specialità freestyle. Salti, dossi impossibili, evoluzioni da acrobata: in pochi sapevano fare di meglio. Tanto che gli esperti della disciplina lo indicavano già come un sicuro talento di livello mondiale. A breve avrebbe dovuto partire per gli Stati Uniti per una serie di competizioni. Un fenomeno, insomma. Ecco perché non ha esitato più di tanto, assieme all`amico Fabio, a buttarsi con gli sci (non col lo snowboard, come si era detto in un primo momento) lungo il canalone della Val Federia, il posto più gettonato da parte di tutti gli amanti del fuoripista della zona. Certo, gli addetti alle piste di Livigno avevano provveduto in tutti i modi a diffondere l`avvertimento che con quelle condizioni di innevamento avventurarsi in neve fresca era un rischio grossissimo (l`indice di pericolo valanghe era 4, “forte“, su una scala di 5 unità). Ma quando hai 16 o 20 anni l`idea che una cosa del genere possa succedere proprio a te non ti sfiora nemmeno. Soprattutto se con gli sci ai piedi sei in grado di fare praticamente tutto quello che ti passa per la mente. Una disgrazia. Forse in qualche modo prevedibile, ma pur sempre una disgrazia. Ƞquesta la prima ipotesi degli inquirenti, che adesso stanno cercando di ricostruire con esattezza quanto accaduto per accertare che non ci sia la responsabilità di qualcuno, ad esempio i due amici che in quel momento erano in compagnia delle vittime e che soltanto per fortuna sono scampati alla valanga. I primi rilievi, comunque, sembrerebbero escluderlo. Quasi certamente, però, in questi giorni la Procura aprirà un fascicolo per fare piena luce sulla vicenda. Ieri mattina intanto le due vittime sono state sottoposte a ricognizione cadaverica. Resta l`allarme per la sicurezza, tema sul quale anche il delegato provinciale del soccorso alpino, Gianfranco Comi, ha ribadito che fare di più è certamente possibile. In particolare incentivando l`uso del rilevatore Arva, della sonda e della pala da parte di chiunque si avventuri in fuoripista, e non soltanto di chi pratica alpinismo o scialpinismo. Con una nota diffusa ieri, il Codacons, l`associazione che tutela utenti e consumatori, va addirittura oltre chiedendo che l`Arva diventi obbligatorio per legge. Nello stesso comunicato si rinnovano alcuni consigli utili: mai avventurarsi in montagna se i bollettini meteo lo sconsigliano, munirsi di Arva, pala, sonda e telo termico ed evitare le escursioni da soli.

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