21 Dicembre 2015

Una cosa è certa: pagheremo quasi tutti di più

Una cosa è certa: pagheremo quasi tutti di più

di Stefano Bartoli Una cosa è certa: pagheremo quasi tutti di più. Se ne accorgeranno infatti subito le famiglie medie e ancora meglio i single che vivono da soli, tipologia in netta crescita secondo l’ Istat, specie se hanno un reddito di una certa importanza. Un esborso discretamente salato che riguarderà, secondo i calcoli del Codacons, il 75 per cento delle trenta milioni di utenze attive in Italia e che da gennaio dovranno tirare fuori in media 78 euro in più ogni anno. Insomma, la rivoluzione delle bollette elettriche e l’ annunciata semplificazione diventano realtà e, dopo quasi mezzo secolo, va in pensione il sistema di calcolo che punisce chi consuma di più. Un meccanismo nato non a caso durante la crisi petrolifera e delle domeniche a piedi degli anni Settanta e che ora lascia spazio ad una tariffazione di tipo lineare che per adesso non sembra accontentare nessuno, a cominciare dalle associazioni dei consumatori. Rivoluzione in bolletta. Ma procediamo con ordine cercando di spiegare il nuovo meccanismo che in sostanza elimina il criterio di progressività attraverso il quale, per risparmiare, bastava semplicemente consumare il meno possibile. Da gennaio 2016, attraverso un programma che andrà però a regime soltanto nel 2018, circa il 40 per cento della bolletta sarà uguale per tutti, mentre il resto dipenderà dai consumi: meccanismo che riguarda naturalmente il cosiddetto “mercato tutelato”, mentre quello “libero”, legato alle varie Enel Energia, Sorgenia, Eni. Edison, Acea, A2A, Eon e tutti gli altri gestori presenti in Italia, rimarrà ovviamente tale. Oggi, con i prezzi crescenti,paghiamo quindi l’ elettricità in base a tre voci: una quota fissa legata alla nostra condizione anagrafica di cliente residente, per i consumi dell’ abitazione principale, o cliente non residente, per l’ eventuale casa al mare; una quota fissa in base alla potenza impegnata dal contatore (1,5 o 3 Kw); una quota variabile in base ai consumi di energia effettivi che comprende tariffa di rete e oneri generali, a prescindere dalle condizioni di disagio economico di ciascun utente. Il criterio, secondo l’ Authority per l’ elettricità, il gas e l’ energia, si basa sul principio dei “sussidi incrociati” tra clienti residenti con bassi consumi e clienti non residenti o magari con consumi elevati, ma può creare distorsioni, magari quella del single benestante che paga meno di una famiglia povera e numerosa. Come funzionerà. Abolendo i “sussidi incrociati”, ciascuno sarà responsabile per ciò che consuma. La riforma prevede che la tariffa di rete sia non più progressiva, ma uniforme per tutti i clienti con il cosiddetto “ammontare a copertura degli oneri generali” caricato per il 50% sulla potenza e per 50% sui consumi. Ciò consentirà un notevole risparmio per le famiglie più numerose, residenti e con alti consumi, a discapito sia dei single e dei clienti non residenti che invece consumano poco. Come detto, la riforma procederà per piccoli passi. Tre gli step: il 1° gennaio 2016, appunto, con le tariffe a scaglioni che rimarranno invariate, ma con il meccanismo delle quote fisse che comincerà a scardinarsi con una riduzione del 25% del sussidio incrociato; nel 2017 partirà la nuova tariffa non progressiva per i servizi di rete, mentre verranno ridotti a due gli scaglioni di consumo annuo e si potrà scegliere tra più livelli di potenza; nel 2018, infine, la struttura non progressiva si applicherà a tutte le tariffe. Risparmi possibili. Ovvio che in questa situazione, come si diceva prima, diventa più complicata la strategia per risparmiare. Bisognerà agire ad esempio sulla riduzione dei sovraccosti per le famiglie numerose, ma anche per quelli riservati a chi abita nei centri non metanizzati. L’ altra possibilità è quella di puntare, se si rientra nelle condizioni economiche, al bonus che dovrebbe essere rafforzato portando lo sconto dall’ attuale 20 fino al 35%. Forti dubbi vengono comunque espressi dalle associazioni dei consumatori, tra cui il Codacons e l’ Aduc. «In due anni ho visto applicare tre semplificazioni delle bollette e non mi sembra di aver visto dei risultati – commenta Vincenzo Donvito, presidente nazionale di quest’ ultima organizzazione con sede a Firenze -. Ora il timore è che, oltre agli aumenti decisi sulle tariffe, si finisca con il pagare ancora di più».

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