7 Maggio 2011

Una causa collettiva contro i medici

Una causa collettiva contro i medici
 

Una causa collettiva contro Cardiologia. Lo dice il Codacons, deciso a portare avanti questa azione al fianco di tutti i cittadini che ritengono «di essere stati danneggiati da un comportamento irregolare da parte di singoli medici o della struttura ospedaliera». Una decisione forte, rischiosa, che in sede civile vuole difendere i pazienti sui temi del consenso informato e della trasparenza nella cartella clinica. «Le responsabilità penali non spettano a noi – puntualizza Fabio Galli – per quello c’ è la Procura». Ma il gesto è di quelli destinati a lasciare il segno. Una class-action vera e propria. Solo che questa volta si parla di salute dei cittadini e non di investimenti in euro. Per questo va fatto un distinguo, e il Codacons lo sa bene. Ben venga un modo per dare ai cittadini il giusto trattamento quando diventano pazienti ed entrano in un ospedale, ma va detto che al Policlinico e nel caso specifico nel reparto di Cardiologia, lavorano medici eccellenti. Questo per evitare che un procedimento civile messo in piedi da una associazione diventi a tutti i costi una caccia al colpevole soltanto perché va di moda. Premessa doverosa ad un caso, quello del laboratorio di emodinamica di Cardiologico, serio e grave, come sottolineato anche dalla relazione della commissione d’ inchiesta regionale che ha evidenziato pesanti criticità: «E’ chiaro – spiega il Codacons – che serve un controllo su tutte le cartelle cliniche – male sta facendo alla medicina chi continua a negare l’ evidenza – il riferimento è alla difesa incondizionata dell’ università – come se temesse un controllo totale. Temono costoro che potrebbe emergere una situazione di degrado generalizzata? I medici dovrebbero con chiarezza dare un segnale di rispetto per i cittadini ed in particolar modo per gli ammalati ad esempio prendendo le debite distanze sia da chi non ha fatto completamente il proprio dovere e da chi non è stato capace di controllare che ciò avvenisse». «Poi – prosegue Galli – caldeggiando che si notifichi, a tutti i pazienti le cui cartelle hanno appalesato criticità, quanto è accaduto, per permettere loro di valutare il da farsi, compresa la via del risarcimento danni. Ma, in considerazione del fatto che questo era stato in precedenza chiesto ma nessuno ha ritenuto doveroso e leale farlo, il Codacons lancia un’ azione collettiva indirizzata a tutti coloro che ritengono di essere stati danneggiati da un comportamento irregolare da parte di singoli medici o da parte della struttura ospedaliera. Potranno tramite noi far valere i loro diritti se violati. Questo in sede civile – conclude Galli – e nel frattempo attendiamo l’ evolversi delle indagini giudiziarie». Ieri il Codacons ha portato sotto i riflettori un nuovo caso sul quale si procederà. E’ quello di un 39enne sottoposto per due volte nel laboratorio di emodinamica – a distanza di un giorno – ad una coronarografia: nel primo caso è stato salvato da uno shock anafilattico, nell’ altro è stato rianimato per ben due volte per altrettanti arresti cardiaci. «E’ successo qualche tempo fa – racconta il giovane – quando ho deciso di sottopormi alla prima coronarografia senza che nessuno mi spiegasse realmente i rischi di questo esame e nemmeno mi facesse gli abituali test allergici, così come avviene in altre strutture. Mi avevano detto che era una passeggiata di salute, e invece per poco non perdo la vita. Prima uno shock anafilattico. Il giorno dopo decidono di ripetere l’ esame, che finisce con due arresti cardiaci. Da quel momento sono stato dichiarato invalido al 70 per cento e non posso più condurre una vita normale. Niente sport, niente emozioni, nemmeno le scale posso salire. Per monitorare la mia situazione, degenerata dopo quei due esami, ad un anno di distanza al Policlinico mi dissero di sottopormi nuovamente a quell’ esame nel laboratorio di emodinamica, ma quando il medico mi vide si ricordò di me e si rifiutò di fare l’ esame. Qualcuno stava scherzando con la mia vita e nessuno mi aveva avvertito dei rischi cui andavo incontro. Ecco perché voglio giustizia».

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