1 Dicembre 2011

Una blatta nel cappuccino: risarcita con mille euro

Una blatta nel cappuccino: risarcita con mille euro Una commercialista di Prati nel 1996 aveva preso una bevanda in un bar. In bocca si è ritrovata il piccolo animale, da qui la denuncia ai Nas che hanno riscontrato gravi carenze igieniche nel locale. Cita il titolare del locale in giudizio e con l’aiuto del Codacons vince la causa di risarcimento

 
Costa caro il cappuccino con lo scarafaggio. Soprattutto al titolare di un bar in Prati, condannato a risarcire una cliente: mille euro e l’episodio va in archivio.
A raccontare la storia è il Codacons: "Il 16.12.2006, alle 21,50 circa, una commercialista operante nel quartiere Prati, il cui nome è Angela, si recava assieme ad un collega presso un bar di Prati e lì ordinava un cappuccino. Iniziata a sorseggiare la bevanda, subito percepiva la presenza di un corpo estraneo sulla lingua, che estraeva dalla bocca ponendolo su un piattino posto sul bancone. Facile immaginare lo sconcerto della donna quando, esaminando l’oggetto in questione, riconosceva un insetto, e più precisamente di una blatta. Sconcerto che sfociava in frequenti e prolungati conati di vomito, seguiti da un forte disgusto e senso di nausea protrattisi per giorni".
Come nei film, non finisce qui, perché "la commercialista decide così di rivolgersi al Codacons e di segnalare l’accaduto ai Nas, che il 4.1.2006 eseguivano una ispezione all’interno del bar, rilasciando un verbale in cui venivano riportate le seguenti criticità: è stata rinvenuta una confezione di carne invasa da blatte, pertanto si è proceduto al sequestro per le analisi; le condizioni igieniche della cucina e del laboratorio di pasticceria risultano precarie per la presenza massiva di sporco non rimosso lungo la pavimentazione in special modo e al di sotto delle suppellettili; le basi degli elettrodomestici che poggiano direttamente sulla pavimentazione si presentano arrugginite; all’interno delle predette zone è stata notata la massiccia presenza di blatte sia morte che in stato vitale anche all’interno di un frigo congelatore a pozzetto".
Si va in tribunale. Assistita dall’avvocato Cristina Adducci del Codacons, la commercialista decide così di avviare una causa contro il bar, e il giudice (dott.ssa Clara Cormio, XII sez.) ha riconosciuto pienamente le ragioni della consumatrice, emettendo una sentenza in cui si legge: ‘La documentazione prodotta in atti costituisce una prova delle pessime condizioni igienico-sanitarie dell’esercizio commerciale e della conseguente responsabilità della società convenuta per l’inconveniente subito dall’attrice. […] non può non tenersi conto del fatto che la conoscenza diretta del mancato rispetto delle norme igienico-sanitarie in alcuni locali commerciali aperti al pubblico possa aver generato nell’attrice un turbamento ed un timore per la propria incolumità fisica tale da influire sulle sue ordinarie modalità di vita, inducendola a limitare la frequentazione di locali pubblici per la consumazione di pasti e bevande […] può sostenersi che tale evento, in quanto riconducibile ad un comportamento astrattamente qualificabile come reato, possa aver determinato nell’attrice un danno non patrimoniale equitativamente quantificabile in 1.000 euro’.
"Si tratta della prima sentenza in Italia che riconosce il danno da “insetto nel piatto” – afferma l’avv. Cristina Adducci del Codacons – Ora i consumatori che troveranno mosche, insetti o altri corpi estranei in pasti e bevande serviti nei pubblici esercizi, potranno utilizzare tale provvedimento del Tribunale per citare in giudizio gli esercenti che non rispettano le norme igienico-sanitarie".
 

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