Una battaglia di civiltà
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fonte:
- Liberazione
Una battaglia di civiltà
Assemblea a Catanzaro per la costituzione del Comitato per il si
La battaglia per vincere il referendum per l`estensione dell`articolo 18 alle imprese con meno di 15 dipendenti diventa una vera e propria “battaglia di civiltà“. Una mobilitazione generale per l`allargamento di quei diritti che oggi vengono messi in discussione pesantemente per tutti. E` quanto emerso nel corso dell`iniziativa organizzata da Rifondazione comunista, minoranza Cgil “cambiare rotta“, Fiom, Verdi, Rdb, Codacons, Uisp, Cobas che hanno dato vita a Catanzaro al “Comitato per il sì“ per il referendum sull`art. 18, dopo essersi mobilitati, nel mese di maggio, per la raccolta firme necessarie alla presentazione dei quesiti alla Corte Costituzionale. Alla manifestazione, tenuta lunedì 3 febbraio presso la sala del Club degli Operatori economici di piazza Garibaldi, hanno preso parte esponenti delle varie forze politico-sociali che hanno ricostituito il comitato promotore, con l`intento di mettere in moto la macchina organizzativa per sensibilizzare l`opinione pubblica al consenso. Al coro del sì si è aggiunta anche la voce dei Verdi, rappresentata da Gianfranco Pisano. «La difesa del diritto al lavoro – ha detto – è una priorità che i Verdi non potevano non considerare». Pisano, che ha definito la scelta di aderire a questa battaglia come «diritto di non subire la politica di un governo che non ha a cuore la qualità della vita dei cittadini», ha ricordato che, dei sei quesiti presentati, la Corte Costituzionale ha incluso anche quello contro l`elettrosmog, volto ad eliminare gli elettrodotti coattivi. Anche questa sarà una battaglia di civiltà. Tra i relatori anche Tommaso Chiodo, della minoranza Cgil, e Mario Sinopoli, segretario regionale della Fiom, mentre i lavori sono stati coordinati dal segretario del circolo del Prc di Catanzaro, Nicola Dardano. Chiodo ha escluso che l`estensione dell`articolo 18 potrà danneggiare le piccole imprese che costituiscono il 75% della realtà industriale italiana, come si vuole far credere, e ha affermato che quella per il referendum «non sarà una battaglia posta sul terreno ideologico, ma su quello del ragionamento», per questo è importante il confronto anche con soggetti esterni. Al centro della battaglia «la persona titolare di un diritto esigibile», per questo non può essere pensata come motivo di divisione a sinistra. Quella per il sì all`art. 18 è una battaglia che «ha cambiato l`agenda politica del Paese», ha detto Mario Sinopoli. «Se vogliamo essere convincenti dobbiamo rimanere nel merito. Una battaglia per i diritti non può essere frammentata. Siamo in grado di aprire una fase nuova anche a sinistra, dopo anni di devastazione culturale, in cui si è cercato di convincerci che la precarietà, la flessibilità erano gli unici strumenti necessari alla società post moderna per competere nel mercato globale», ha concluso Sinopoli levando qualche frecciata al suo stesso sindacato. Le conclusioni sono toccate a Roberto Musacchio, della direzione Prc, che della campagna referendaria è il responsabile nazionale. «E` particolarmente significativo che dopo tanti anni possiamo tornare a fare una battaglia per il sì – ha detto Musacchio – In questi anni ci siamo caratterizzati soprattutto per i “no“, perché abbiamo resistito agli attacchi alle aggressioni dei diritti. In questo caso possiamo dire sì ad un referendum che ci consente di portare a compimento le lotte dell`autunno e quindi di respingere l`attacco verso il restringimento dell`art. 18, sia di conquistare nuovi diritti. In particolare quello alla giusta causa: vogliamo che non ci siano licenziamenti che non abbiano una giusta causa, un diritto per tutti che non può essere limitato da una soglia». I comitati per il sì debbono dare il senso di una battaglia che sia prima di tutto dei lavoratori e delle lavoratrici, per questo è necessaria una grande ramificazione nei luoghi di lavoro. «Questa è sicuramente una lotta dei lavoratori per i propri diritti – ha concluso Musacchio – Ma tutti devono essere messi nelle condizioni di ragionare sul nocciolo della domanda. A noi non interessa fare polemiche a sinistra, speriamo di creare il massimo dell`unità possibile. Possiamo ritrovarci tutti in questa battaglia di civiltà».
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