Un veronese accusa la Moby Lines: «Disorganizzazione totale»
«Trattati come le bestie»
Un veronese accusa la Moby Lines: «Disorganizzazione totale»
C? era anche un veronese tra gli 85 passeggeri del Moby Magic, il traghetto per la Sardegna finito sugli scogli nei pressi di Olbia per un errore di rotta. Ed era tra i più arrabbiati. Si tratta di Massimiliano Cecalotti, 32 anni , cantante lirico (è un basso) di San Pietro Incariano, che da due giorni le sta cantando, è proprio il caso di dirlo, ai responsabili della Moby Lines nella stazione marittima di Olbia . «È un disastro», ci ha detto al telefono. «La compagnia è assolutamente latitante. Non possono abbandonarci, ma l?hanno fatto. Dalle 9 di stamattina (ieri per chi legge, ndr) noi non risultiamo più a carico della Moby Lines. Però molti di noi hanno tutto sulle auto che sono ancora nel garage del traghetto. Ci stanno trattando come bestie. Prima ci hanno lasciato un giorno senza notizie, poi ci hanno offerto cento euro per raggiungere i posti di destinazione: un insulto ».
Il povero Cecalotti, corista dell?Arena e membro della compagnia teatrale La Pulce di Golosine è tra quelli che ci ha rimesso di più nel naufragio.
«Mi stavo trasferendo a Cagliari, dove ho vinto un concorso come corista al teatro lirico», si sfoga, «e quindi sull?auto, una Opel Agila nuova di zecca, comprata un mese fa, avevo stipato tutto quello che poteva starci, in previsione di rimanere nel capoluogo sardo per almeno un anno. Tranne i mobili, perché qui ho affittato un appartamento arredato, in macchina avevo praticamente tutte le mie cose. Vestiti, impianto stereo, cd musicali, spartiti… tutto. E adesso rischio di non avere piu nulla».
Cecalotti ricorda bene il momento del naufragio. «Ero sul ponte. Si è sentito uno scossone e poi un grattone tremendo. Abbiamo capito subito che era successo qualcosa di grave».
Ma il brutto doveva ancora venire. La denuncia di Cecalotti è impietosa. «Se non è un successo un disastro è solo perché i passeggeri erano pochi. L?equipaggio non si sa dove fosse, a prendersi cura di noi c?erano solo i camerieri, ragazzini stagionali, che non sapevano cosa fare e come. Quando, dopo che la nave si è piegata, ci hanno portato alle scialuppe sono successe scene incredibili. Tutti urlavano, c?erano anche molti bambini, e nessuno era in grado di dare ordini, fino a quando non è arrivato un nostromo».
I camerieri improvvisati marinai non riuscivano a calare le scialuppe in mare, racconta ancora Cecalotti. «C?era vento, la nave inclinata, siamo riusciti a sganciarci solo a forza di spinte. Intanto qualcuno cadeva, come una ragazza vicino a me o qualche ragazzino dell?equipaggio. Solo una lancia aveva il motore, altre erano addirittura prive di remi. Molte erano piene di cose che non dovevano esserci dentro, taniche, damigiane e altri orpelli. E poi, quando finalmente siamo stati in mare, abbiamo scoperto che nessuno dei “buteléti“ dell?equipaggio sapeva remare. Ci ho provato io, ma non avevo mai preso in mano un remone di quelle dimensioni. Siamo andati praticamente alla deriva. Ed è stato difficoltoso anche il recupero, perché non riuscivamo nemmeno ad accostarci alla vedetta della guardia costiera».
E dopo il naufragio in mare, quello a terra. Con i passeggeri abbandonati a se stessi per due giorni. «Ma la Moby Lines non la passerà liscia», promette Cecalotti. «Siamo decisi a rivolgerci al Codacons e a chiedere fino all?ultimo centesimo di danni. Tanto quelli materiali, quanto quelli morali».
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