19 Dicembre 2012

Un sistema che si alimenta coi soldi dei malati di gioco il libro

Un sistema che si alimenta coi soldi dei malati di gioco il libro

DA MILANO C’ era una volta soltanto la schedina. Si giocava il sabato sera, sotto la supervisione di chi, in famiglia, era riconosciuto «l’ esperto di calcio». Un piccolo pretesto per stare insieme. Poi, scrive Paola Binetti in «Quando il gioco non è un gioco» (edizioni Magi), è arrivata la tecnologia che, «mentre creava nuove possibilità di giocare, andava progressivamente allentando il senso di responsabilità personale ». Come è andata a finire lo sappiamo: anziani che si fanno triturare la pensione dai videopoker, adolescenti spinti a mettere le mani nei portafogli dei genitori, per passare qualche minuto in più in una sala bingo. La lobby del gioco di azzardo si è alimentata anche con quei soldi ed oggi, scrive la parlamentare dell’ Udc, psicologa clinica, «è molto attiva anche a livello degli organismi di controllo europeo, che evitano di disturbare un commercio così fiorente, con la ‘potente giustificazione’, una vera e propria scusa, che crea lavoro per molte persone ». I dati di Codacons e del dossier «Azzardopoli» dell’ associazione Libera mostrano invece l’ Italia inghiottita dall’ azzardo: 500mila giocatori in fase avanzata di dipendenza, quasi due milioni a rischio. È questa, scrive Binetti, la «pandemia del terzo millennio». A volte il contagio inizia con uno spot: come quelli dei casinò online «che inizialmente mettono a disposizione del giocatore somme che oscillano tra i 200 e i 700 euro». Lo fanno «con la speranza, suffragata dall’ esperienza, che questo induca i giocatori a perdere cifre superiori a quelle iniziali». Anche perché, quando non ci si riesce più a staccare dalle macchinette, l’ intelligenza fa spazio all’ impulsività e, spiega la Binetti, «il giocatore accanito finisce con il rimuovere dalla sua mente sia la cifra spesa» che quella «vinta in altre circostanze ». Per lui «esiste solo la cifra che corrisponde alla possibile vittoria di questa partita, ‘sottovalutando’ la somma che si paga per scommettere». E finendo per ignorare i sacrifici che lui e la sua famiglia hanno compiuto per mettere da parte quei risparmi, e che le macchinette sono in grado di bruciare in pochi minuti. (L.Gall.) © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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