13 Maggio 2006

Un rumeno, terza vittima dei contenitori per gli abiti usati

Nell`hinterland milanese. Un rumeno, terza vittima dei contenitori per gli abiti usati

Immigrato schiacciato da un cassonetto

Il coperchio si è richiuso di colpo come una ghigliottina e gli ha spezzato il collo

MILANO – è stato trovato da un passante. Il corpo piegato all`interno del cassonetto, le gambe che sporgevano fuori, lo sportello che premeva sulle ossa del collo ormai spezzate. è morto così nella notte di giovedì un romeno di 27 anni, P. V. C., clandestino e senza fissa dimora. Incastrato tra i meccanismi di uno dei tanti cassonetti che le associazioni di volontariato lasciano nelle strade per raccogliere indumenti usati. La tragedia si è consumata poco dopo le 22 a Senago, piccolo paese a nord di Milano, davanti a un centro commerciale. Il ragazzo ha freddo. Indossa soltanto una maglietta e un paio di pantaloni corti. Forse ha paura di chiedere aiuto a una delle associazioni di volontariato del paese: è clandestino e teme di essere espulso. Così cerca di prendere qualche vestito dal cassonetto in strada, una scatola di metallo dell`associazione veneta “Volontà di vivere“, impegnata da anni nell`assistenza ai malati di cancro. Si arrampica, s`infila dentro ma resta incastrato a metà, e il peso del corpo nello spazio dove normalmente vengono posati i vestiti provoca l`impatto violento del portellone sul collo. Ora sarà l`autopsia a chiarire le cause della morte che potrebbe essere stata istantanea. Quella di giovedì è la terza tragedia provocata dai cassonetti per la raccolta degli abiti usati. La prima nel dicembre 2004, quando una nomade di 25 anni fu vittima del coperchio di un contenitore Caritas che – come una ghigliottina – le tagliò la gola. Un mese dopo, toccò a un romeno ventinovenne, a Rebbio, frazione di Como. Rimasto incastrato con il braccio sinistro in un cassonetto, tentò di liberarsi, ma rimase strozzato dallo sportello. è per questo che ora il Codacons chiede “il ritiro delle autorizzazioni di occupazione del suolo pubblico“ concesse dai comuni. “Prima che ci sia una quarta tragedia, chiediamo alle associazioni di ritirare immediatamente queste strutture infernali“. E mentre da Padova l`associazione “Volontà di vivere“ ricorda che i propri contenitori sono tutti autorizzati dai comuni, la Caritas Ambrosiana annuncia che tutti i suoi “370 modelli presenti a Milano sono stati sostituiti con un nuovo dispositivo che permette di introdurre solo sacchetti di piccole dimensioni, rendendo impossibile l`accesso delle persone“.

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