4 Gennaio 2013

Un ricorso record

Un ricorso record

Torna a riaccendersi il caso della WindJet, low cost etnea Oltre 5 mila cittadini da risarcire per 5,5 mln di euro di Carlo Lo Re Tiene ancora banco la vicenda della WindJet, la compagnia aerea low cost catanese che ha fatto crac ad agosto, lasciando a terra migliaia di viaggiatori in piena estate. Ieri è stato depositato un ricorso collettivo al Tar del Lazio contro l’ Enac (l’ Ente nazionale per l’ aviazione civile) e il ministero dei Trasporti. Promotore dell’ iniziativa legale il Codacons, che ha anche avviato le pratiche per l’ inserimento ufficiale dell’ azione nel «Guinness dei primati», in qualità di ricorso collettivo più vasto del mondo. Sono infatti 5.527 i cittadini italiani che si sono rivolti attraverso l’ associazione di tutela dei consumatori al Tribunale amministrativo, chiedendo un risarcimento danni di mille euro ognuno per i disagi patiti a partire dall’ 8 agosto scorso, quando i voli WindJet vennero improvvisamente cancellati, causando ai passeggeri forti disagi, nonché improvvise spese per la necessaria riprotezione con altre compagnie. «L’ Enac», scrive il Codacons nel ricorso «nella qualità di ente “controllore” per l’ Aviazione Civile, sapeva da marzo che la situazione di WindJet era drammatica. Il crac di Ferragosto era tutt’ altro che imprevisto e imprevedibile per chi aveva da tempo instaurato un’ intensa attività di monitoraggio, senza però adottare idonee misure anche inibitorie volte a evitare il crac prima e l’ aggravarsi dei disservizi dopo». Insomma, per il Codacons «il principale responsabile dello stato di crisi determinatosi non può che essere individuato nell’ Enac, nel suo sempre maggiore ruolo di vigilanza che, nel caso di specie, si è limitato a un asserito riscontro formale della presenza di un accordo (quello con Alitalia), senza però caratterizzare il suo operato da un’ attenta istruttoria che certamente, alla luce dello stato grave della crisi societaria di WindJet, e tenendo conto del fulmineo stallo della trattativa, avrebbe messo in luce problematicità tali da adottare misure anche gravi». L’ associazione dei consumatori ha inoltre evidenziato come «le modalità di riprotezione sono consistite nel permettere ad altre compagnie di imporre ai passeggeri, che già avevano acquistato un biglietto da WindJet, di acquistare dai nuovi operatori altri biglietti». Ma che cosa avrebbe dovuto fare l’ Enac per prevenire la crisi? Per il Codacons, avrebbe semplicemente potuto e dovuto «inibire a WindJet di operare nel mercato, se non previo rilascio di idonee garanzie, anche tenendo conto del ruolo di Alitalia nella procedura di acquisizione, e comunque, quantomeno, bloccare la vendita dei biglietti e rendere noti i rischi ai quali sarebbero andati incontro gli acquirenti». Con il ricorso depositato ieri al Tar del Lazio, il Codacons chiede ai giudici di condannare l’ Enac (che al momento non rilascia dichiarazioni in merito), in solido col ministero dei Trasporti, a risarcire i passeggeri WindJet incappati nei disagi della scorsa estate con la somma di 1.000 euro ciascuno, in relazione «ai mancati interventi adottati dall’ ente e alle omissioni che hanno contribuito al verificarsi di gravissimi disagi per i viaggiatori». Parallelamente, proseguono le schermaglie legali fra Wind Jet (che ha chiesto i danni alla compagnia di bandiera) e Alitalia. Della rottura delle trattative in estate, rottura che ha condotto all’ improvviso crac della compagnia catanese, ognuno fornisce la sua versione di fatti. Di certo però, della nascita di una newco per riprendere i voli, più volte annunciata dalla proprietà di WindJet, non vi è traccia alcuna e l’ ultimo segnale di vita della società etnea è stato l’ annuncio, a fine novembre, con cui si cercava un partner anche estero. Ad oggi non pare proprio sia stato trovato. (riproduzione riservata)
di carlo lo re

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