14 Aprile 2014

Un presidente tra scontri e polemiche

Un presidente tra scontri e polemiche

Corsa alla poltrona sul filo della conta dei voti, o fisiologica pur se accesa contrapposizione per trovare gli equilibri necessari per dare un assetto stabile alla Camera di Commercio, ente che può rappresentare un ideale volano per il territorio, dopo un commissariamento che si protraeva dal luglio del 2012. Dopo giorni di polemiche, proclami, veti critiche e appelli alla concordia, pare certo che si debba temere la prima ipotesi, più che sperare nella seconda. In ogni caso potrebbe essere giunto il giorno della verità, per l’ elezione del presidente della Camera di Commercio, visto che alle 16 il consiglio camerale si riunirà, dopo le fumate nere della seduta d’ insediamento dello scorso 19 marzo, e di quella che la seguì dopo un paio di settimane. Alla candidatura di Domenico Bonaccorsi di Reburdone, presidente di Confindustria Catania, si è aggiunta ufficialmente quella del segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi, in rappresentanza dei consumatori, e resta da vedere se nelle ultimissime ore verranno formalizzate altre proposte. «Sono stupefatto nel sentire di una lotta che non c’ è tra Confindustria e Confcommercio – ha detto ieri Bonaccorsi stemperando le ultime polemiche – noi abbiamo proposto l’ ampliamento della Giunta da quattro a sei componenti più il presidente, a costi invariati, come prevede la norma, per garantire una migliore rappresentanza ai settori della piccola impresa agricola e delle imprese commerciali». Linea però non condivisa dalle associazioni del commercio, dell’ agricoltura, artigianato e turismo che fanno riferimento a Confcommercio, che si dichiarano contrarie «ad un aumento dei seggi da 5 a 7 in Giunta che contrasta con l’ impegno di tutta la Nazione a contribuire alla spending review ma, ancor di più, contrarie ad anacronistiche logiche di spartizione che sanno tanto di un “aggiungi un posto a tavola”». Perplessità anche «per la presa di posizione dei sindacati Cgil, Cisl e Uil che non hanno ritenuto di interpellare le scriventi associazioni sulle proprie ragioni». Per eleggere il presidente della Camera di Commercio, oggi, servirà la maggioranza dei votanti, ma il clima resta quello dello scontro, delle dimissioni in blocco dei consiglieri che fanno riferimento a Confindustria, tutte premesse che sul filo dei voti persi o acquisiti da uno schieramento all’ altro, o delle intese raggiunte o mancate sulla vicepresidenza come punto di “equilibrio”, potrebbero portare a una traumatica uscita di scena anticipata del Consiglio camerale, se entro un mese dall’ insediamento, ovvero comunque entro la settimana, la Camera di Commercio non avrà finalmente un presidente. Scenario difficilmente compatibile con la realtà di assoluta emergenza delle imprese che continuano a perdere competitività e posti di lavoro, e che chiedono alla Camera di Commercio un ruolo propulsivo per il rilancio dell’ economia del territorio.

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