24 Aprile 2012

Un piccolo sconto a Tanzi condannato per Parmalat

Un piccolo sconto a Tanzi condannato per Parmalat

DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA – Non ci sono sconti per Calisto Tanzi, 73 anni, per decenni fuoriclasse riverito e celebrato del made in Italy, poi precipitato nel pozzo senza fondo di un crac, quello della Parmalat, che non ha precedenti nella storia dell’ imprenditoria privata europea: una voragine da 14 miliardi di euro che si è divorata i risparmi e le esistenze di 38 mila risparmiatori. Anche il secondo tempo del processo per associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta ha riservato all’ ex re del latte un verdetto pesante: 17 anni e 10 mesi è la condanna decisa ieri dai giudici della corte d’ Appello di Bologna, che hanno limato di soli 2 mesi il verdetto di primo grado (18 anni). L’ ex patron di Collecchio, alle prese con problemi di cuore, dimagrito di 30 chili e «spesso non lucido», a sentire i suoi avvocati Fabio Belloni e Giampiero Biancolella, è detenuto da mesi in un reparto protetto dell’ ospedale di Parma e ieri, a differenza di fine marzo quando si presentò in aula curvo e con un sondino al naso, ha preferito non farsi vedere. In quell’ occasione, rompendo un lungo silenzio, Tanzi pronunciò di fronte ai giudici un pubblico mea culpa: «Porterò per sempre – disse – il peso indelebile delle sofferenze causate a quanti, per colpa mia, hanno subito danni. Sono pienamente consapevole degli errori commessi e mi pento dello stato di esaltazione dell’ epoca». È una sorta di tsunami giudiziario quello che si è abbattuto sull’ ex Cavaliere del Lavoro (titolo revocato dal Quirinale per indegnità): oltre ai 17 anni e 10 mesi per la bancarotta (gli avvocati hanno annunciato ricorso in Cassazione: «Ci aspettavamo una revisione più sostanziosa della pena»), l’ uomo che un tempo trattava alla pari con i big della Prima Repubblica ha già subito una condanna definitiva a 8 anni e un mese per aggiotaggio e, in primo grado, altri 9 anni e 2 mesi per il crac di Parmatour. La principale frontiera sulla quale i legali di Tanzi stanno ora combattendo è quella della concessione degli arresti domiciliari. Una richiesta avanzata più volte e sulla quale il Tribunale di sorveglianza tornerà a pronunciarsi il 15 maggio. Condannati anche i principali collaboratori dell’ ex patron: 9 anni, 11 mesi e 20 giorni a Fausto Tonna, ex direttore finanziario del gruppo (14 anni in primo grado); 10 anni e 6 mesi per il fratello di Tanzi, Giovanni; 7 anni e 8 mesi per l’ ex direttore marketing Domenico Barili e 6 per Luciano Silingardi, consulente dell’ ex patron. Solo 2 imputati su 15 sono usciti puliti per intervenuta prescrizione: l’ ex sindaco di Parmalat, Davide Fratta, e Giuliano Panizzi (4 anni in primo grado). Complessa la situazione dei risarcimenti ai 38 mila risparmiatori che acquistarono titoli dell’ azienda di Collecchio. Il tribunale ha confermato la provvisionale da 2 miliardi alla nuova Parmalat e il 5% del valore dei bond o azioni (per circa 30 milioni) ai cittadini truffati. Il problema però è trovare i beni su cui rivalersi dato che del presunto «tesoro» di Tanzi non c’ è finora traccia. La via più seguita per recuperare parte del denaro perso, spiega l’ avvocato Carlo Federico Grosso, «è stata quella delle transazioni con le banche». Quelle stesse banche che, a detta del presidente del Codacons, Carlo Rienzi, «meriterebbero la medesima condanna di Tanzi, avendo piazzato titoli che sapevano essere a rischio». Francesco Alberti RIPRODUZIONE RISERVATA.

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