26 Gennaio 2018

Un pezzetto di rotaia costa la vita a tre donne Deraglia il treno pendolari

PIOLTELLO (Milano) – Una lunga vibrazione, un colpo improvviso e le persone catapultate le une contro le altre, i sassi che schizzavano come proiettili e le scintille alte fino ai finestrini. In poco meno di un minuto a Pioltello, nel Milanese, la noia e l’ atmosfera assonnata di uno dei quotidiani viaggi di un treno di pendolari è stata squassata dalla tragedia, dal frastuono, dalle grida, dal sangue. Tutto per 23 centimetri di rotaia saltati via. Il “punto zero” dell’ inchiesta della magistratura. Erano le 6,57, al terminal Messina, a Seggiano di Pioltello, che si trova all’ ingresso dell’ ampia area di Milano smistamento delle Ferrovie, all’ ingresso Sud-Est del capoluogo lombardo, quando il treno regionale di Trenord 10452 partito da Cremona alle 5,32 e diretto a Porta Garibaldi, dove il suo arrivo era previsto alle 7,24, è deragliato con a bordo 350 persone. Alla fine il bilancio del gravissimo incidente sarà di 3 morti, 2 altri feriti molto gravi che sono stati operati, una decina di feriti con lesioni importanti e un centinaio di altri più lievi soccorsi anche se non tutti ospedalizzati. Un disastro causato, secondo i primi rilievi dei tecnici e della polizia giudiziaria, dal cedimento strutturale di una piccola parte di un binario. Un pezzo di soli 23 centimetri (che è stato ritrovato), ma che è bastato a far uscire un carrello dalle rotaie e a far sbandare il convoglio per oltre un chilometro, prima di rallentare la sua corsa fino a quando una carrozza ha urtato un traliccio della linea accartocciandosi. Questa, almeno, l’ ipotesi prevalente: anche se non è del tutto escluso che il cedimento del binario possa essere stato l’ effetto (e non la causa) del deragliamento, che potrebbe essere avvenuto per altri motivi da individuare. In un caso o nell’ altro, per i viaggiatori che si trovavano all’ interno in quel punto è stato l’ inferno, con le lamiere che sono ritorte addosso ai corpi dei passeggeri. A rimanere mortalmente imbrigliate tra le lamiere sono state tre donne: Pierangela Tadini, 51 anni, originaria di Caravaggio ma residente a Vanzago (Milano), Giuseppina Pirri, 39 anni, di Cernusco sul Naviglio (Milano) e Ida Maddalena Milanesi, di 61, originaria di Caravaggio (Bergamo). Un punto maledetto, quello, dove il 23 luglio scorso era deragliato un altro treno, fortunatamente senza provocare feriti. Subito sono scattati i soccorsi, con decine di squadre del 118, dei vigili del fuoco e delle forze dell’ ordine intervenute sul posto. E da subito la situazione è apparsa grave, con due morti accertati subito e una decina di codici rossi. Il bilancio definitivo, segnalato dalla Prefettura di Milano che ha coordinato le operazioni, è stato alla fine di «tre morti, e 46 feriti di cui 5 sono in codice rosso, 8 in codice giallo e 33 in codice verde». La Procura di Milano, che sta coordinando le indagini del nucleo specializzato in disastri ferroviari della Polfer (anche l’ Agenzia nazionale della Sicurezza Ferroviaria del Mit condurrà ispezioni tecniche) ha intanto aperto un fascicolo con l’ ipotesi di “disastro ferroviario colposo”; con l’ imminente iscrizione sul registro degli indagati, verosimilmente, dei responsabili legali e della sicurezza di Rete Ferroviaria Italiana (che gestisce le infrastrutture) e, non si esclude, anche di alcuni responsabili di Trenord (a cui appartiene il convoglio). E la situazione è stata al centro, nel pomeriggio, a Milano, di un vertice in Prefettura alla presenza del ministro dei Trasporti, Graziano Delrio e del capo della Protezione civile Angelo Borrelli, che hanno fatto anche un sopralluogo. «Esprimo cordoglio e vicinanza ai familiari delle vittime e dei feriti», ha detto il premier Gentiloni, assicurando «l’ impegno delle istituzioni ad accertare come sono andate le cose e le responsabilità, se ce ne sono. Noi dobbiamo essere particolarmente severi nel garantire la sicurezza dei nostri trasporti e in particolare di chi li usa per andare a lavorare tutte le mattine». Papa Francesco ha inviato la sua preghiera per le vittime dell’ incidente: profondamente rattristato ha espresso la «sua sentita partecipazione al dolore di quanti sono stati colpiti dal drammatico evento». La Cei ha sottolineato l’ assurdità della tragedia: «Purtroppo si stanno moltiplicando queste realtà, ma parlare di sicurezza non è uno dei tanti capitoli, è parlare delle persone – ha detto monsignor Nunzio Galatino – quando si risparmia sulla sicurezza si risparmia sulle persone e sulla loro vita. E il risultato è sotto gli occhi di tutti». «La linea Cremona-Milano è stata segnalata come una delle peggiori in Lombardia, con oltre 10mila pendolari giornalieri, su treni lenti e sovraffollati dall’ età media di 17 anni», ha denunciato Legambiente. Il Codacons si è detto pronto a denunciare le istituzioni. «Oggi – si è limitato a dire il ministro delle Infrastrutture, Grazieno Delrio – è il momento del rispetto e del cordoglio e della vicinanza alle famiglie. Vi posso garantire che gli investimenti in sicurezza sono aumentati del 340% negli ultimi tre anni. È la nostra priorità, in particolar modo nelle reti dei pendolari». E così, tra polemiche e proteste, conclusi i soccorsi per estrarre le decine di feriti dalle carrozze, i tecnici di Rfi sono ancora al lavoro per liberare la ferrovia, dal momento che la linea è rimasta bloccata dai vagoni che si sono messi di traverso invadendo tutti e 4 i binari, compresi quelli dell’ Alta Velocità per Venezia. Frecce e intercity sono deviati su altre tratte, essendo l’ area sotto sequestro. E si indaga sulle cause del cedimento della rotaia. Il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, dopo un sopralluogo a Pioltello e la riunione in Prefettura, ha annunciato una commissione ministeriale d’ inchiesta. «Il sistema ferroviario italiano è certamente uno dei più sicuri al mondo, vogliamo la verità, è inaccettabile morire mentre si va al lavoro». Quanto alle polemiche sulla sicurezza, Delrio commenta: «Oggi è il momento del rispetto e del cordoglio, della vicinanza alle famiglie. Ma in tema di sicurezza gli investimenti sono aumentati del 340% negli ultimi tre anni». La sicurezza «è la nostra priorità, in particolar modo nelle reti dei pendolari». A detta del ministro, la linea coinvolta «è una fra le più frequentate e quindi più monitorate. Per questo, a maggior ragione, bisogna capire perchè è accaduto». In Lombardia, secondo Rfi, vengono spesi ogni anno «270 milioni sulla manutenzione delle infrastrutture, di cui 130 milioni solo sui binari». Inoltre, sul tratto incriminato era transitato lo scorso 11 gennaio il “treno diagnostico”, che avrebbe compiuto un’ ulteriore ricognizione nei prossimi giorni, essendo il controllo ciclico ogni 15 giorni. Una volta al mese i binari vengono verificati da tecnici che li percorrono a piedi.

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