Un pensionato su due incassa ogni mese meno di mille euro
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fonte:
- Corriere della Sera
ROMA – In Italia ci sono 16,7 milioni di pensionati e percepiscono in media un assegno annuo lordo di 15.471 euro. Di questi il 31%, vale a dire oltre 5 milioni di persone, ha una pensione tra i 500 e i mille euro al mese, quasi due milioni e mezzo di persone hanno un assegno inferiore a 500 euro al mese: così quasi metà dei pensionati, il 45,4%, riceve meno di mille euro. Sul numero di pensioni erogate, 1,5 milioni sono quelle di invalidità, 2,6 milioni quelle di invalidità civile e 800 mila le sociali. Il dato seguente è in lieve miglioramento rispetto al passato ma colpisce lo stesso: in Italia ogni 100 occupati ci sono 71 pensionati. Questa è la fotografia del mondo previdenziale scattata dall’ Istat nel 2010, dove si evidenzia che l’ importo complessivo erogato ha superato i 258 miliardi di euro (il 16,64% del Pil) l’ 1,9% in più dell’ anno precedente, una cifra leggermente superiore all’ inflazione che due anni fa era dell’ 1,5%. Il totale delle pensioni erogate invece, comprese cioè quelle delle persone che ricevono più assegni, ammonta a 23,8 milioni. Quasi metà (il 47,9%) delle pensioni è erogata al Nord, al Centro il 20,5% e al Sud il 31,6%. Differenze territoriali, rileva ancora l’ Istat, si rilevano anche con riferimento agli importi medi delle pensioni che risultano più elevati nelle regioni settentrionali e in quelle centrali, rispettivamente del 6% e del 4,6% rispetto alla media nazionale, e più contenuti nelle regioni del Mezzogiorno, dove il valore medio è pari all’ 87,9% del nazionale. Nel calcolo complessivo le pensioni di vecchiaia (cioè oltre i 65 anni di età) assorbono il 71% della spesa complessiva, quelle dei superstiti il 14,9% e quelle di invalidità il 4,5%. Le anzianità (cioè ottenute con 35-40 anni di contributi, mediamente sotto i 60 anni) ed abolite dalla riforma Fornero non emergono dalla classifica Istat, essendo un valore di competenza Inps. Il quadro dipinto da queste cifre, non dissimile nella sua struttura da quello degli anni precedenti, si presta a diverse considerazioni nel giorno in cui si comincia a parlare di crescita e sviluppo. L’ associazione dei consumatori Codacons è quella che esprime le considerazioni più dure. Per il presidente Carlo Rienzi «i pensionati italiani sono i più poveri d’ Europa» per due ordini di motivi: «Perché in Italia vi è una elevata pressione fiscale mentre altri Paesi europei non prevedono alcuna tassa sulle pensioni, e poi perché dal 1993 il potere d’ acquisto di chi percepisce un assegno medio- basso è calato di oltre il 50%». Le cause di questo forte ribasso del valore delle retribuzioni previdenziali vanno ricercate nell’ effetto a tenaglia tra il blocco della «scala mobile», successiva agli accordi del luglio 1993 e l’ introduzione dell’ euro con un cambio sfavorevole al mondo degli assegni «fissi». Per la sinistra è l’ occasione per muovere l’ ennesimo appunto su una politica dei redditi che tarda a manifestarsi. «Questa è la realtà del Paese – osserva il responsabile economia e lavoro del Pd Stefano Fassina – e non a caso ci siamo battuti per ottenere nel decreto salva Italia che l’ indicizzazione delle pensioni arrivasse fino a tre volte il minimo Inps». Il segretario generale pensionati della Cgil, Carla Cantone, sottolinea come non sia più «rinviabile un urgente intervento sulle pensioni e i redditi bassi agendo sulla leva fiscale, un prelievo che ormai è diventato insostenibile». Per il vicepresidente della commissione Lavoro della Camera ed esperto previdenziale del Pdl, Giuliano Cazzola, si tratta di cifre note e comunque «bisogna tenere presente che quando si fanno questi conteggi ci sono anche i superstiti e le invalidità che per forza abbassano la media». Cazzola osserva che «la leva fiscale per aumentare il potere d’ acquisto degli assegni previdenziali, bisogna certamente usarla, però Monti realisticamente ha detto che ancora le condizioni non ci sono». Nei dati forniti dall’ Istat è significativa anche l’ età anagrafica dei pensionati: il 3,5% ha meno di 40 anni e il 70,9% ha più di 64 anni mentre una quota consistente (25,6%) appartiene alla classe di età tra i 40 e i 64 anni. Roberto Bagnoli RIPRODUZIONE RISERVATA.
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