23 Dicembre 2019

Un pedone ucciso ogni 14 ore

ROMA Pochi investimenti nella sicurezza stradale, aumento della distrazione per effetto dell’ uso smodato dei cellulari mentre si è alla guida, controlli episodici sulla velocità, l’ abuso di alcol e droghe e comunque sul rispetto delle norme del Codice della Strada. È questo il mix che porta ai 612 pedoni uccisi sulle strade italiane nel 2018: uno ogni 14 ore. Una strage. I dati sono particolarmente gravi per alcune città, la capitale in primis. «Roma è una vera e propria ‘giungla stradale’ dove regna oramai l’ anarchia e il rispetto delle regole del Codice della strada è sempre più un miraggio», sottolinea il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. «L’ elevato numero di incidenti – prosegue Rienzi – è determinato da un lato dall’ assenza di controlli da parte delle forze dell’ ordine, che porta gli automobilisti a trasgredire in modo sistematico le regole, certi di non incorrente in sanzioni, dall’ altro dal peggioramento delle condizioni dell’ asfalto e dalla segnaletica inadeguata». La ricetta dell’ Automobile Club d’ Italia per la sicurezza dei pedoni prevede: semafori con countdown che indichi ai pedoni il tempo a disposizione per l’ attraversamento; l’ accessibilità per tutti, con rampe più sicure e dispositivi specifici per le utenze deboli; la visibilità pedone-conducente con appositi layout per i marciapiedi e illuminazione artificiale dedicata; una segnaletica qualitativamente migliore, più percepibile dagli utenti e più duratura nel tempo. In altre parole: servono più investimenti nella sicurezza, da unire a più educazione stradale e a un aumento dei controlli sulla velocità e contro gli abusi di sostanze. Ad esempio il fine settimana nei pressi delle discoteche e delle zone della movida. «Nonostante rispetto al 2002 il numero dei pedoni uccisi in Italia si sia dimezzato – sottolinea Giordano Biserni, presidente dell’ Associazione amici della polizia stradale (Asaps) – da tre anni a questa parte c’ è una inversione di tendenza dovuta a una pluralità di fattori: scarsi investimenti nella sicurezza stradale, aumento dell’ uso dei cellulari quando si è alla guida, invecchiamento della popolazione. E poi c’ è la sempre minore efficacia dissuasiva del reato di omicidio stradale». «In una prima fase – osserva Biserni – il reato di omicidio stradale ha avuto un impatto positivo, con pene irrogate molto maggiori, ma adesso l’ effetto dissuasivo va riducendosi perché i difensori degli imputati ottengono pene molto più basse, facendo riconoscere ai loro assistiti la non esclusiva responsabilità del conducente». Può bastare a ottenerlo anche la non ottimale manutenzione della strada o la mancanza o non visibilità della segnaletica. In questo modo ottengono una pena ridotta fino al 50%. E con un patteggiamento riescono a ottenere anche condanne sui 2 anni. E così il responsabile quasi sempre non si fa un giorno di carcere. «Se vogliamo che l’ omicidio stradale torni a essere un deterrente – conclude Biserni – la responsabilità deve essere esclusiva, quantomeno per chi è positivo a droga e alcol». Alessandro Farruggia © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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