9 Ottobre 2009

Un patentino per i cani cattivi

Scuola obbligatoria per i padroni: la legge è partita, ma i corsi sono in alto mare  
Abolite le liste nere delle razze a rischio: ogni soggetto fa storia a sé, ma non ci sono criteri comuni sull’eventuale pericolosità

 

Il Codacons non ha usato certamente termini diplomatici definendo tutta la faccenda «una bufala colossale». Il viceministro alla salute Francesca Martini ci ha messo del suo piazzando una bella immagine di se stessa addirittura sul libro di testo, una specie di "sussidiario", come viene chiamato ironicamente questo volumetto di una trentina di pagine, la cui copertina è davvero tutto un programma: la Martini, appunto, a tutta pagina seduta su una poltroncina di vimini, in un ambiente bucolico, con in braccio tre cagnolini è il pomposo titolo Corso formativo per i proprietari dei cani: il patentino. Una cosa è comunque certa: da martedì scorso l’ordinanza emessa il 3 marzo 2009 dedicata alla tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressivita del migliore amico dell’uomo è operativa, ma mette in mostra più lacune di uno studente svogliato, secondo una linea ormai comune in molte azioni del governo: si spara una decisione con grande clamore (l’esempio più tipico è la stretta del ministro Brunetta sulle visite fiscali per i dipendenti pubblici strombazzata dai giornali e allentata in pieno periodo di ferie) per poi fare marcia indietro. In sostanza, via le black-list delle razze pericolose ed avanti con le liste dei cani segnalati dalle Asl, dalle forze dell’ordine o anche dai professionisti privati, i cui proprietari dovranno frequentare una scuola specifica.  «Basta però pensare che il patentino – commentano i consumatori del Codacons – non sarà obbligatorio nemmeno per i proprietari di pitbull e rottweiler. In pratica, sarà necessario solo dopo che il cane avrà già dimostrato di essere aggressivo e pericoloso, ossia magari dopo che avrà morso e ridotto in fin di vita qualcuno». E questo con i veterinari che aggiungono in coro: «Anche un meticcio di piccola taglia può mordere ed uccidere». Corsi, ma quando? Insomma, corsi preparatori che dovrebbero essere già partiti, ma che ancora non esistono. «In Toscana da questo punto di vista siamo abbastanza avanti – spiega Tirreno Enrico Loretti, direttore del Servizio igiene urbana veterinaria dell’Asl 10 dell’area fiorentina, oltre che coordinatore del gruppo di lavoro nominato dalla Regione per affrontare la problematica e colmare i "buchi" delle disposizioni ministeriali – e sui corsi stiamo ovviamente lavorando. I problemi però sono diversi, a cominciare dal punto principale e cioè come stabilire, in modo uniforme, almeno a livello regionale, i criteri per cui un cane deve essere considerato pericoloso o meno e, di conseguenza, se il suo proprietario deve conseguire il famoso "patentino"». «In questo senso esistono varie scuole di pensiero, ma è necessario stabilire dei criteri uguali per tutti – spiega ancora Loretti -, perché in pratica il libro di testo della Martini è molto generico e non ci dice cosa accade se c’è un episodio, se un cane cioè morde. Oggi ad esempio c’è molta gente che pensa che l’animale possa essere abbattuto, ma non è così, nel senso che inizia solo una valutazione di tipo sanitario e veterinario. Adesso deve essere creata una lista con i soggetti ritenuti pericolosi». Episodi nella media. In realtà, nella regione, gli episodi di assalti si sono fermati, nel 2008, attorno ai 3mila casi, di cui meno del dieci per cento realmente gravi. «Per quanto riguarda il patentino siamo in attesa delle linee guida della Regione – aggiunge Gianfranco Giannardi, responsabile del servizio veterinario dell’Asl numero 6 dell’area livornese – perché per fare i corsi bisogna appunto stabilire se un cane è pericoloso o no, a prescindere dalla razza e considerando altri fattori, magari stabilendo che un episodio è legato ad un approccio sbagliato. Nel nostro territorio, comunque, ci fermiano a una o due morsicature alla settimana, classificabili quasi sempre come semplici incidenti, senza cioè la volontà del cane di mordere davvero». I corsi per adesso non partono neanche a Pisa, conferma Marco Del Torto, veterinario dell’Asl 5 e componente del comitato di coordinamento creato a livello regionale. «Qui oltre a Comune ed all’ordine dei veterinari abbiamo intenzione di coinvolgere anche l’università e in particolare la facoltà di veterinaria – aggiunge -, l’unica che prevede una cattedra di comportamento animale ed una laurea breve sulle tecniche di allevamento ed addestramento».
 

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