5 Maggio 2018

Un’ opera progettata per il Giubileo Dopo 15 anni è pronta solo a metà

Sette anni di ritardi – come il Codacons si è affrettato a ricordare- solo per la stazione San Giovanni. La linea C della Metropolitana di Roma – da progetto, 25 km di linea, 8 in superficie e 17 in sotterraneo, con 30 stazioni di cui 2 (Ottaviano e San Giovanni) di collegamento con la metro A, una (Colosseo) con la B e una (Pigneto) con la ferrovia regionale Orte -Fiumicino Aeroporto, in grado di trasportare 24mila passeggeri/ora per senso di marcia – nasce negli anni ’90 del secolo scorso. Almeno per le fasi preliminari di studio, analisi e valutazione di impatto ambientale. Partenza da Monte Compatri, sulla Casilina, per arrivare a piazzale Clodio. Con un prolungamento già disegnato: proseguire oltre Clodio, per altri 9 km, fino a raggiungere l’ ospedale Sant’ Andrea a Grottarossa. Pagamento: 70% lo Stato, 18% il Campidoglio e il 12% della Regione Lazio. Spesa iniziale, 3 miliardi, salita a 3,7 miliardi nel nuovo prospetto economico. Con 600 milioni (almeno) di costi extra. L’ idea era di costruirla e aprirla per il Grande Giubileo dell’ Anno 2000. Nel frattempo, un papa, Giovanni Paolo II, è deceduto, il successore, Benedetto XVI, si è dimesso e siamo al quinto annodi pontificato di papa Francesco. Di sindaci di Roma, ne sono passati ben sette: un mandato e mezzo per Rutelli, lo stesso per Veltroni (che aveva previsto il viaggio inaugurale il 5 aprile 2011!), uno per Alemanno, mezzo per Marino e meno di mezzo per Virginia Raggi. E siamo solo a metà dell’ opera. Non acaso, su questa linea ci sono aperte inchieste della magistratura ordinaria e della Corte dei Conti. Il nastro di partenza viene tagliato a febbraio 2005, sindaco Veltroni, che fa partire la gara d’ appalto per costruire la linea. L’ appalto (febbraio 2006) se lo aggiudica il Consorzio Metro C, composto da Astaldi, Vianini, Ansaldo, la cooperativa Muratori e Brac cianti di Carpo e il Consorzio Cooperativo Costruzioni. Anno 2007, si comprano le talpe e ad aprile iniziano i cantieri. Si inizia dalla parte più facile, quella che sfrutta l’ esistente tracciato della ferrovia Roma -Giardinetti che, parzialmente, viene chiusa nell’ estate 2008 (sindaco Alemanno appena insediato). E iniziano i ritrovamenti archeologici, i cambi di normativa in tema di sicurezza nelle stazioni, e le varianti al progetto. A piazza Venezia viene fuori un edificio di epoca imperiale, identificato come l’ Ateneo di Adriano. Il primo slittamento lo annuncia Alemanno: nell’ aprile 2010 si registrano già due annidi ritardo per la tratta iniziale, Monte Compatri-Pantano-San Giovanni che, invece di aprire nel 2011, sfora item pi al 2013. A cascata, poi, an chele altre: 2016 per San Giovanni -Fori Imperiali e 2018 per il resto della linea da Fori Imperiali a Clodio/Mazzini. Del prolungamento fino a Grottarossa, rimane traccia solo sul sito di Roma -Metropolitane. E iniziano anche i problemi fra Roma Metropolitane – la società di proprietà del Comune che progetta la linea e che ha i rapporti (e i contenziosi) con il Consorzio Metro C – il Consorzio e il Campidoglio. In sostanza – e su questo indaga la magistratura – il Consorzio chiede più soldi per pagare le varianti ai progetti. Braccio di ferro e prima Alemanno, poi Marino, poi Raggi, pagano. Meglio: il Campidoglio paga. E siamo, appunto, a un po’ più di 600 milioni di costi aggiuntivi. Novembre 2014, sindaco Marino: apre una prima tratta della metro, con quasi 1 anno di ritardo sul ritardo previsto. Si parte a Monte Compatri e ci si ferma, nel nulla a Parco di Centocelle. E, infatti, i treni viaggiano praticamente vuoti. Intanto si accumulano altri ritardi: nuovi, spettacolari rinvenimenti archeologici fanno purtroppo perdere molto tempo. A San Giovanni viene rinvenuto un grande invaso di epoca imperiale unico per dimensioni con la vasca, foderata di coccio pesto idraulico, in grado di conservare più di 4 milioni di litri d’ acqua. Tanto che sarà necessario rifare da capo la progettazione della stazione San Giovanni, ridisegnata per accogliere i reperti archeologici rinvenuti e diventare una vera e propria archeostazione. Sotto Amba Aradam Ipponio invece vengono alla luce una intera caserma e la casa del comandante, roba da far invidia a tutti gli Indiana Jones del mondo. In realtà, sono solo 7 le aree dell’ intero tracciato della linea C fin qui realizzato in cui non si è trovato nulla: in altri 21 casi, stazioni e pozzi hanno riservato reperti che vanno dall’ epoca preistorica a quella medievale. E manca ancora tutto il centro di Roma! Alla fine, quindi, per arrivare da Monte Compatri a Lodi (ancora oggi l’ ultima fermata utile della linea C) è stato necessario attendere il giugno 2015, sindaco Marino. Sabato 12 sarà la Raggi a tagliare il nastro a San Giovanni. F. M. M.

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