19 Febbraio 2006

Un “lungomuro“ al posto delle cabine



Ritorna il “lungomuro“ nel tratto demolito dallo stabilimento “Lido beach“. Al posto delle cabine a due piani abbattute nello storico stabilimento balneare sono stati realizzati quattro fabbricati in cemento armato. E la loro edificazione ha sollevato a Ostia un mare di polemiche. Verdi e comitati cittadini sono in prima linea contro la rinascita del “Lido beach“, così come sta avvenendo in questi giorni. A novembre l`amministrazione capitolina ha rilasciato le concessioni edilizie per il rinnovo dello stabilimento balneare anticipando il Pua, Piano di utilizzazione degli arenili. Secondo quella normativa, non ancora adottata dalla Regione Lazio, il restauro degli impianti nel tratto centrale di Ostia deve prevedere la restituzione di una visuale del mare pari al 60 per cento del fronte occupato. L`edificazione in cemento armato di quattro corpi a due piani ha però scatenato roventi polemiche. “L`operazione osserva Andrea Mannucci, ex Codacons e ora presidente del comitato “Litorale attivo“ era stata presentata alla città come la nascita di un nuovo modello di balneazione, con strutture leggere, ecocompatibili, senza muri e con il recupero della panoramica. Ciò che vediamo, invece, è l`uso intensivo di cemento armato, corpi a due piani e solo qualche squarcio per affacciarsi verso la spiaggia“. Ancora più pesanti le proteste dei Verdi che chiedono urgenti accertamenti. “A che gioco giochiamo? si interroga Gianluca Cavino, capogruppo del movimento alla Provincia Il risentimento dei cittadini è giustissimo e certamente stavolta sarà difficile prenderli in giro“. “C`è qualcosa che non va – dice Sandro Lorenzatti, consigliere nazionale dei Verdi – e dobbiamo indagare a fondo su questa vicenda. La legge prevede che fino all`approvazione del Pua si possano fare solo opere di manutenzione e non mi sembra proprio che i lavori del “Lido Beach“ ed altri eseguiti sulle spiagge di Ostia possano essere definiti di manutenzione, e non è neanche vero che queste opere rispettino le norme previste da Pua adottato dal Comune di Roma: innanzi tutto esso non include nuove strutture in cemento e prevede che queste siano accorpate e non superino il 40 per cento del fronte mare. Parliamoci chiaro, qui non si sono realizzate o trasformate strutture a norma Pua ma sono state approvate strutture completamente nuove“. “L`intervento – sottolinea il presidente del Municipio XIII, Davide Bordoni – è stato presentato come un momento di rinnovo epocale. Certo, rispetto al passato ci sono stati miglioramenti e dobbiamo valutare il tutto a lavori finiti. E` indubbio, però, che sarebbe auspicabile l`uso di materiali meno impattanti del cemento armato“. “Non abbiamo notizia chiarisce l`assessore comunale ai Lavori pubblici, Giancarlo D`Alessandro di difformità rispetto al progetto. Vigileremo, comunque, con tutti gli strumenti a nostra disposizione“. “Per noi risponde per i concessionari Renato Papagni, presidente dell`Assobalneari è tutto in ordine. Si tratta del primo stralcio funzionale dei lavori che, quando saranno completati anche con l`altra metà della concessione, presenteranno una visuale libera per il 62 per cento del fronte mare. I materiali? E` previsto ed autorizzato il ricorso al cemento armato“.

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