22 Giugno 2014

Un guasto elettrico e sul treno è l’ inferno

Un guasto elettrico e sul treno è l’ inferno

di Donatella Francesconi e Francesco Loi wPISA Era uscita dalla manutenzione il giorno prima, la carrozza del treno andata in fiamme la scorsa notte a Migliarino Pisano. E a controlli erano stati sottoposti anche i quadri elettrici, proprio quelli dai quali – secondo i primi riscontri delle indagini della Procura di Pisa e di Trenitalia – sarebbe partito l’ incendio sull’ Intercity 522. Un guasto al penultimo vagone che per poco non ha causato una tragedia. Il treno, partito da Napoli e diretto a Sestri Levante, nella notte tra venerdì e sabato è andato a fuoco poco prima di Torre del Lago: dopo i soccorsi ai 122 passeggeri (tutti salvi, un solo ferito che provava a rompere il finestrino), alle 5 di ieri mattina il convoglio è stato trasferito nello scalo merci Campaldo, non lontano dalla stazione di Pisa San Rossore, dove attualmente è sotto sequestro. L’ Intercity si trova sul quinto binario, stretto tra altri treni da riparare, lontano da occhi indiscreti: la carrozza su cui si è sviluppato il rogo è distrutta, ancora si avverte l’ odore di bruciato e pure quella al suo fianco riporta alcuni danni. Il comandante provinciale dei vigili del fuoco, Marco Frezza, anticipa la sua «impressione: che le fiamme siano divampate dalla coda della carrozza, dove si trova il pannello dell’ impianto elettrico attaccato alla toilette. Il fuoco si è propagato dall’ interno». Trenitalia ha reso noto con un comunicato che la carrozza «era uscita il giorno precedente dall’ officina dopo essere stata sottoposta al ciclo di manutenzione programmata con controlli anche agli impianti elettrici. Anche le restanti carrozze erano state sottoposte ai controlli manutentivi la settimana precedente». E a questo punto spetterà agli inquirenti verificare se vi siano state eventuali negligenze o responsabilità. Mentre il Foro competente per la giustizia è il Tribunale di Pisa, l’ azienda ferroviaria classifica questi episodi come nazionali e ha chiamato tecnici provenienti da fuori Toscana per la sua inchiesta. Sull’ episodio indaga anche la Polfer. Il treno subito fermato. In un primo momento sembrava che fosse stata una pattuglia della questura di Pisa che transitava lungo l’ Aurelia ad accorgersi di quanto stava accadendo e ad avvertire il macchinista. E questo in effetti è successo. Lo stesso comunicato di Trenitalia offre però una diversa ricostruzione: «Il personale di macchina, accortosi immediatamente di quanto stava succedendo, è prontamente intervenuto facendo scattare i piani di emergenza previsti; ha arrestato la marcia del treno e ha avvisato i vigili del fuoco e le squadre di emergenza». Se si aggiungono le chiamate ai centralini di polizia e carabinieri, è molto probabile che sia stato un insieme di tutti i tre fattori a evitare la tragedia. Resta il fatto che il macchinista con molto sangue freddo è riuscito a portare il treno nei pressi della piccola stazione di Migliarino, semplificando l’ arrivo di tre ambulanze e di tutti gli altri mezzi di soccorso. Al di là dei meriti, il comunicato di Trenitalia può essere utile per le indagini, poiché fornisce un dettaglio: «Gli impianti di segnalazione di allarme a bordo, infatti, hanno avvisato il macchinista sullo stato di alcuni impianti, in particolare quelli sul controllo delle porte di salita». Porte delle quali in cabina non risultava arrivare la segnalazione di chiusura, così che il personale di bordo, dopo aver verificato il regolare stato delle porte stesse, è risalito fino all’ armadio elettrico sospettando un problema in quel punto del treno ed incappando così nel fumo che già si stava sprigionando. L’ elogio del prefetto. Il prefetto di Pisa Francesco Tagliente, che ha effettuato un sopralluogo a Campaldo, ha elogiato i vari enti coinvolti: «Ancora una volta di fronte a un’ emergenza grave abbiamo saputo rispondere mettendo in campo una squadra perfetta». Nonostante il fumo avesse invaso tutti gli altri vagoni, i passeggeri sono stati visitati e giudicati in condizione di proseguire il viaggio: all’ 1,30 due pullman hanno portato tutti alla stazione di Viareggio. Intanto il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, definisce «inquietante» l’ episodio e polemizza: «Negli ultimi anni l’ attenzione delle Ferrovie si è spostata sempre più in favore dell’ alta velocità, più remunerativa per l’ azienda, a discapito degli altri collegamenti, che hanno subito tagli. Non vorremmo che l’ incidente dell’ Intercity 522 sia in qualche modo riconducibile proprio alla politica che dirotta risorse verso l’ alta velocità a danno dei treni più lenti e meno costosi». Lotta al fuoco: rinvio al 2021.Treni sui quali «non si trovano sistemi di allarme antincendio», conferma Amedeo Gargiulo, neo direttore dell’ Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie. Eppure la disposizione numero 30 del 2007 di Rete ferroviaria italiana prevede tempi definiti per l’ adeguamento del materiale rotabile al “sistema di allarme passeggeri” e alla “lotta al fuoco”: peccato solo che i tempi siano slittati, di rinvio in rinvio, fino al troppo lontano 2021. Ed ecco allora le fiamme che hanno squarciato un’ altra notte toscana, quando manca una settimana al quinto anniversario del disastro ferroviario di Viareggio, il 29 giugno 2009. Chi tutti i giorni è al lavoro, indagando tra rotaie e vagoni fa notare: «Guardate le immagini, quelle fiamme così alte e quelle colonne di fumo nero che escono dai finestrini. In quella carrozza non c’ erano certamente i materiali perfettamente rispondenti alle normative che avrebbe dovuto esservi». Materiali sui quali già si è indagato in passato in giro per l’ Italia. (ha collaborato Gianluca Campanella)
 

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