Un giorno senza pasta
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- Aprile
Giovedì la manifestazione dei consumatori e della Coldiretti contro il carovita. Annesso l`invito di rinunciare al piatto più italiano. Dal pane alla ferrovie fino alle bollette, una serie di aumenti con picchi sbalorditivi. Come quello del pane, che costa il 750 per cento in più rispetto a 22 anni fa. Ne parliamo con Carlo Pileri, presidente dell`Adoc Giovedì 13 settembre, le associazioni dei consumatori (Adoc, Adusbef, Federconsumatori e Codacons) si schierano contro il carovita. Per la prima volta ci sarà anche la Coldiretti, l`organizzazione che rappresenta gli agricoltori. Il simbolo della protesta, infatti, è l`aumento che di anno in anno e senza interruzioni subisce il prezzo del pane: dal 1985 ad oggi, più 750 per cento. Ma il grano, denuncia chi lo semina e lo raccoglie, è persino più economico: 23 centesimi al chilo ventidue anni fa, un centesimo in meno adesso. E poi ferrovie, bollette, tariffe varie. Parla dell`iniziativa Carlo Pileri, presidente dell`Adoc. Presidente Pileri, balza subito agli occhi la convergenza, senza precedenti, tra associazioni dei consumatori e Coldiretti. Quanto è significativo il dato? “E` un fatto significativo, abbiamo rilevato come il problema dei prezzi dei prodotti agricoli e alimentari in genere sta diventando gravoso: c`è un divario enorme tra il prezzo alla produzione e quello alla vendita, al dettaglio. Chiaramente la battaglia interessa anche Coldiretti, e c`è una convergenza di interessi e obiettivi. Vogliamo, in particolare, stimolare una politica di vendita diretta dei prodotti nei mercati, secondo uno schema che preveda il passaggio immediato dal produttore al consumatore. Andrebbe bene anche un giorno alla settimana, come avveniva quarant`anni fa: potrebbe stimolare pure la concorrenza nel resto della settimana e rendere possibile l`abbassamento dei prezzi“. Come sarà articolata la manifestazione? “A Roma ci saranno due iniziative. Una di fronte a Montecitorio, alle dieci e mezza di mattina, per sottolineare la necessità che anche la politica tenga conto delle nostre denunce, che non sono campate in aria come qualcuno ha detto. La gente se ne rende conto ogni volta che va a fare la spesa. I cavoli e le zucchine, tanto per fare due esempi, ormai sono oltre le settemila lire al chilo: sono prezzi che fino a cinque anni fa mai ci saremmo sognati di pagare, per giunta per prodotti di stagione. Ci ritroveremo, dirigenti e militanti delle nostre associazioni, ma invitiamo anche i cittadini ad essere con noi. Distribuiremo, simbolicamente, delle buste della spesa con pane, pasta e latte. L`altra iniziativa sarà a piazza Verdi, davanti alla sede dell`Antitrust. Il presidente dell`Antitrust ha sempre dimostrato interesse per le nostre denunce, e in alcuni casi ha avviato inchieste importanti, come quella sui libri di testo. Non protestiamo quindi contro l`Antitrust, ma manifestiamo il nostro apprezzamento per quanto fatto sinora chiedendo, nello stesso tempo, che gli siano devoluti più poteri, soprattutto ispettivi e sanzionatori, nei confronti di coloro che violano le regole del mercato“. Pensate che dietro al problema degli aumenti ci siano strategie contro la concorrenza, sospettate l`esistenza di cartelli? “Non siamo noi a doverlo verificare, è compito dell`Antitrust farlo. Sicuramente una problema che va approfondito è il funzionamento dei mercati all`ingrosso“. Colpiscono i dati su pane e grano. Il grano in ventidue anni non aumenta, il pane schizza a più 750 per cento. “Il dato l`ha diffuso la Coldiretti, che rappresenta anche i produttori del grano, e sicuramente conoscono bene la situazione. Il prezzo del grano è sempre lo stesso, diventa sempre più costoso trasformarlo in pane o in pasta. Ora, dato che il pane è un elemento chiave per definire il costo da vita, questo diventa anche simbolicamente un fatto grave“. Quali sono gli altri rincari su cui vi soffermerete? “L`altro fondamentale è la pasta. Il pane e il riso sono universali, la pasta è basilare in Italia. Nessuno di noi rinuncia a un piatto di pasta asciutta durante il giorno, il 13 settembre chiediamo di rinunciarvi per affrontare il problema dell`aumento del prezzo. Del resto se non si fa qualche sacrificio è difficile che si venga ascoltati. C`è chi ha fatto scioperi della fame, non vogliamo arrivare a questo ma vogliamo rimarcare il disagio con un sacrificio collettivo e chiedere che si intervenga, da subito, su prodotti base come pasta, pane e latte, che già da settembre costeranno di più. Gli altri prodotti e servizi che chiediamo debbano essere tenuti in conto sono i trasporti ferroviari, che hanno già subito un aumento del dieci per cento nel febbraio scorso e rischiano, da quanto si minaccia, di subirne uno analogo nelle prossime settimane. Chiediamo al governo di bloccare l`aumento, sarebbe insopportabile e insostenibile per tutti coloro che usano il treno. Per giunta il servizio non è all`altezza, i ritardi si susseguono, i mezzi non sono adeguati, le stazioni ferroviarie meno presidiate di una volta, in quelle medio – piccole stanno scomparendo gli addetti alla biglietteria. Non si può aumentare il treno e ignorare questi problemi. Ci sono poi i problemi dell`energia elettrica e del gas, le bollette sono progressivamente aumentate negli ultimi anni. Crediamo che, a fronte di un dollaro così debole rispetto all`euro, aumentare questo tipo di bollette significa non voler fare nulla per venire incontro agli italiani. Si potrebbe fare qualcosa, la questione è stata affrontata persino dal governo Berlusconi che pure nei nostri confronti era tiepido, se non freddo, eppure nel 2003 bloccò l`aumento delle bollette elettriche. Crediamo che si debba ripetere un intervento di questo tipo, tenendo conto del fatto che questo significherebbe dara una boccata d`ossigeno a tutte quelle produzioni che scontano l`aumento dell`energia elettrica e del gas, e quindi dare un incentivo all`economia in generale“. Si parla, nella piattaforma, anche della richiesta di tagliare del cinque per cento prezzi e tariffe. Come pensate di arrivarci? “Le richieste elencate sinora possono essere accolte, se c`è la volontà, da subito. Quello del taglio del cinque per cento è un discorso in prospettiva: se ci fosse un accordo, con il governo da una parte come mediatore, enti locali, commercianti e produttori come interlocutori, si potrebbe arrivare a una diminuzione generalizzata e globale di tutti i servizi, i prodotti e le tariffe. Si arriverebbe così a un risparmio medio, per la famiglie, di 1000 – 1200 euro ogni anno che è esattamente l`equivalente di quanto abbiamo perso in questi primi nove mesi del 2007. Recuperare questi soldi significherebbe permettere alla famiglie di poter spendere di più e, di conseguenza, consentire di produrre o produrre in maggior misura quei beni a cui si deve rinunciare. Sarebbe un volano importante, non solo per le famiglie“. I rincari che ha elencato sono tanti, alcuni corposi. Eppure, stando all`Istat, l`inflazione in Italia è sotto controllo. Non è una contraddizione? “No, non è una contraddizione, l`Istat fa il suo mestiere (fermo restando il fatto che riteniamo che lo potrebbe fare meglio) e considera tutti i prodotti nel cosiddetto paniere. C`è l`armadio, il frigorifero fino al pane, al latte e alle verdure. Il problema è che il pane, il latte e la pasta noi li compriamo sempre, l`armadio una volta nella vita, la macchina ogni dieci anni, e così via. Il calcolo dell`inflazione può essere pure corretto, ma se aumentano di tanto quei prodotti primari, si ha un`inflazione effettiva molto maggiore rispetto a quella dell`Istat“.
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