28 Febbraio 2008

Un dollaro e mezzo non basta più

Un dollaro e mezzo non basta più
Per comprare un euro, da ieri, ci voglio 1,5143

Un dollaro e mezzo non basta più. Per comprare un euro, da ieri, ci voglio 1,5143 dollari; un record mai raggiunto finora dal 1° gennaio 1999 quando la moneta unica debuttò ad un livello di cambio di 1,1667 sul biglietto verde. E mentre l`euro galoppava nei confronti del dollaro battendo record su record, sugli schermi scorrevano in crescendo i prezzi del petrolio che non si è fermato fino a raggiungere i 102,08 dollari al barile. E` la cifra più alta mai raggiunta, persino oltre lo shock petrolifero degli anni `80. E rimane il record anche se a New York il prezzo del Wti è poi sceso a 99,62 dollari. Si rallegrano i globetroter che viaggiano verso gli Stati Uniti; soffrono invece le aziende che devono esportare i loro prodotti valutati in euro. Ma nessuno, in questa fase, se la sente di brindare perché prevale la preoccupazione per l`impatto che questo mix “esplosivo“ euro record/petrolio alle stelle può avere sulla crescita economica e sull`inflazione in Europa e in Italia, particolarmente. Si allontana intanto la prospettiva di una riduzione dei tassi europei nella prossima riunione della Bce il 6 marzo. Gli aumenti del petrolio “sono motivo di grande preoccupazione ha affermato Lorenzo Bini Smaghi, membro del comitato esecutivo Bce perché riflettono la scarsità di risorse naturali con cui ci andiamo a confrontare“. Ma è in generale la corsa dei prezzi delle materie prime, comprese quelle alimentari, che porterà la Bce a ridurre le stime di crescita per Eurolandia, previste al 2% lo scorso dicembre. “La prossima settimana ha affermato Bini Smaghi ci saranno novità, rimanere fermi alle precedenti stime è difficile“. E non hanno aiutato le dichiarazioni di Bernanke che ha confermato la situazione di difficoltà attraversata dall`economia Usa e la necessità di futuri tagli dei tassi americani. Così Axel Weber, che rappresenta la Germania nel consiglio direttivo della Bce, ha sottolineato che, con questa corsa dei prezzi “nel 2009 l`inflazione non rallenterà in modo così deciso come previsto nelle stime di dicembre che si basavano su prezzi del petrolio più bassi“. La previsione è dunque per una revisione delle stime sull`inflazione al rialzo rispetto al 2% stimato finora. L`insieme di questi fattori ha lasciato piatte le Borse europee, mentre Wall street è rimasta sostanzialmente stabile. Sul petrolio continua a incidere anche la speculazione che, secondo il presidente dell`Unione Petrolifera “pesa circa per il 20%“ sul prezzo attuale. Ma rimane il fatto che le previsioni per i prossimi mesi non delineano un`inversione di tendenza. Il ministro Bersani ha confermato che è ormai questione di giorni per l`intervento fiscale del governo sui carburanti. Si tratterà di sterilizzare l`impatto dei rincari sull`Iva, come previsto dalla Finanziaria. E se è vero che l`euro forte attenua il costo del barile e non di poco: circa 10 euro in meno rispetto ad un anno fa i consumatori rimangono allarmati: per Adusbef-Federconsumatori le famiglie spenderanno 920 euro l`anno in più tra costi diretti e indotti dal caro petrolio per carburanti, riscaldamento, luce e gas. Il Codacons calcola una maggior spesa di 525 euro per il gasolio e di 416 per la benzina rispetto a quanto si spendeva nel 2001.

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