30 Gennaio 2007

Un coro di voci: serve buonsenso

Dal ministro al presidente dell`Ordine auspicano provvedimenti per superare la rigidità del protocollo
Un coro di voci: serve buonsenso
E Valpreda promette chiarezza Forza Italia chiede che indaghi una commissione “La circolare è rimasta inattuata“

Appellarsi al buon senso. è questa la regola alla quale tutti, il giorno dopo la tragedia di Moncalieri, chiedono di fare riferimento. Il ministro della Salute, Livia Turco, ha scritto una lettera a Enrico Rossi, coordinatore degli assessori regionali alla Sanità, per chiedere di adottare provvedimenti per superare “quelle che appaiono come interpretazioni eccessivamente rigide dei protocolli di pronto soccorso“. E Rossi ha ammesso: “Se i fatti sono andati come sono stati descritti non ci sono regolamenti che possono giustificarli, perché il buonsenso e il dovere di assistenza riguarda tutti i cittadini e tutti i medici“. La norma secondo cui i medici non possono uscire in realtà è solo una prassi, non una regola scritta ed è evidente che la circolare dell`assessore regionale alla Sanità, Mario Valpreda, in cui dopo il caso del Mauriziano, si chiedeva agli operatori di essere più umani e più attenti ai bisogni delle persone, è rimasta lettera morta. L`assessore torna a spiegare: “Assicuro alla famiglia tutto il mio impegno per verificare se vi siano stati comportamenti sbagliati. Ma, prima di parlare di malasanità, si deve attendere il completamento di tutte le indagini. I medici non si sono rifiutati di intervenire all`esterno dal momento che nessuno ha chiesto loro di farlo. Il socio Avis ha chiesto solo un mezzo per trasferire il malato all`interno della struttura“. Ma Forza Italia sollecita una commissione d`indagine del Consiglio regionale: “Senza voler criminalizzare nessuno – sottolinea il capogruppo Angelo Burzi – mi pare necessario approfondire il problema. La circolare inviata a tutte le aziende sanitarie il 30 ottobre è troppo generica e non dà precise disposizioni ai medici di uscire dalla propria sede“. Per Agostino Ghiglia (An) la prima cosa da fare è “sospendere il direttore sanitario e il responsabile del pronto soccorso“. Come per Carlo Rienzi, presidente del Codacons. Amedeo Bianco, torinese e presidente della federazione degli Ordini dei medici: “Rischiare una denuncia per salvare una vita? Io l`ho fatto, in un caso analogo. E consiglio ai colleghi di correre il rischio, se ci sono le condizioni per farlo“. Dello stesso avviso anche i consiglieri regionali diessini Nino Boeti e Rocchino Muliere: “Crediamo che in situazioni simili il personale del pronto soccorso debba intervenire con una barella e non con una carrozzina. Sappiamo che i medici non possono salvare la vita di tutti i cittadini colpiti da infarto, ma la disponibilità ad intervenire immediatamente dà ai familiari la certezza di una sanità forte anche dal punto di vista umano“. Poche le voci fuori dal coro, come quella di Vito Giustolisi, presidente della Società italiana di medicina d`urgenza: “è bene far capire che il medico di pronto soccorso non può abbandonare il proprio presidio“. O quella del deputato di Forza Italia, Osvaldo Napoli:“ I medici troppo spesso sono ingiustamente criminalizzati. La politica si impiccia troppo nella gestione della sanità. Il medico è troppo spesso un parafulmine di responsabilità che nascono altrove“.

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