19 Marzo 2008

Un consumatore propone: boicottare i furbi

RISPONDE ANTONIO LUBRANO

Un consumatore propone: boicottare i furbi




Caro Lubrano, il bar nel quale ogni mattina vado a prendere il caffè, ha da un giorno all’altro ritoccato (si dice così, invece che aumentato?) il prezzo delle minipizzette: da 30 a 50 centesimi di euro. Faccia un po’ di conti e vedrà che il ritocco è del 67%, una enormità! Mi piacerebbe che il mio stipendio (1100 euro al mese) avesse un incremento simile, ma credo che nemmeno con una vita intera di lavoro arriverei a tanto. Mi creda, dentro di me c’è una rabbia che non riesco a reprimere. E la frustrazione è pari alla rabbia, perché finirò col subire il sopruso. Non è accettabile questa raffica di aumenti che va dalla pizzetta al pane, dall’insalata al latte alla carne, fino e oltre la benzina e l’assicurazione auto. Aumenti non sempre giustificati, anzi! Penso che l’allarme sul carovita, lanciato dai giornali e dalla televisione, consenta ai commercianti più furbi di ritoccare indisturbati i prezzi della loro merce. Allora io dico: dobbiamo essere noi consumatori a calmierare il mercato, boicottando i negozi che fanno aumenti di questa entità. Io per primo da oggi non vado più a prendere il caffè nel bar sotto casa. E se tutti facessimo così i disonesti diminuirebbero, ne sono sicuro. Gianluigi Tirano – NAPOLI


Non mi farei molte illusioni, sig. Tirano. Ma certo il boicottaggio servirebbe a frenare l’andazzo. Spesso, voglio ricordarlo, le associazioni di consumatori hanno incoraggiato questa pratica come punizione dei furbi. Ma nessuno poi la mette in atto. A parte il fatto che un’operazione del genere richiede che il consumatore perlustri il mercato in lungo e in largo alla ricerca del prezzo migliore. E non sempre il tempo a disposizione glielo consente. Col risultato – questa è la beffa per noi – che i commercianti furbi approfittano della nostra pratica impossibilità di controllarli. La sua lettera si presta, tuttavia, ad altre considerazioni sulle storture di cui siamo vittime. Pensi, per esempio, a che cosa sta succedendo nel commercio del pane. La prima scintilla di guerra è scoppiata a Padova, dove un fornaio, Gino Federico Sabbadin, ha deciso di vendere il pane comune a 2,70 invece che a 3 euro e 50; subito seguito dal Consorzio Panificatori riuniti (50 aziende) che hanno stipulato un accordo con due associazioni di consumatori (Adusbef e Codacons) per abbassare i prezzi a partire da Pasqua. Apriti cielo! Il presidente dei panificatori Ascom di Padova, Luca Vecchiato, si è indignato: «Chi vende il pane a 2,70 manda a dire ai cittadini che tutti gli altri che vendono a 3,50 sono dei ladri». E questo, lascia intendere Vecchiato, non è giusto. Tanto vale confessarlo: noi, sì, qualche volta siamo indotti a sospettare il ladrocinio. Poi, certo, cerchiamo di allontanare il dubbio pensando benevolmente che anche tra i commercianti come in tutte le categorie ci sono le pecore nere. Altrimenti dovremmo immaginare che ci sono negozianti che vendono a perdere. È mai possibile? Siamo più propensi a credere, invece, che se alcuni fornai e panificatori offrono il pane comune a 2,70 invece che a 3,50 vuol dire che possono farlo. Nel senso che non rinunciano al loro legittimo margine di guadagno. È tanto vero questo che giorni fa Antonio Lirosi, alias Mister Prezzi, definendo «ingiustificata» la richiesta di 4 euro al chilo per il pane comune, ha invitato i panificatori ad abbassare le pretese. E ha ottenuto un impegno preciso. È da escludere che ci rimetteranno. Mi viene di pensare, per analogia, ai saldi. Il commerciante che fino a ieri vendeva, poniamo, un capo di abbigliamento a 100 euro e il giorno dopo, inaugurando la stagione dei saldi, lo espone in vetrina a 50, ci perde? Viene da ridere a rispondere sì. Un margine di guadagno anche alla metà del prezzo originale c’è, eccome! Semmai c’è da spiegare perché di fronte al vistoso calo dei consumi non si pratichino i saldi tutto l’anno. Ma questo è un altro discorso. Il nostro lettore propone il boicottaggio dei furbi. E l’idea non è da bocciare. Prima però c’è un’altra cosa che noi consumatori possiamo fare: quella di telefonare a Mister Prezzi, il suo numero verde – 800.955.959 – è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 15. Servizio gratuito, sia che si usi il telefono fisso sia il cellulare. Bisogna fornire i propri dati anagrafici, la residenza e i numeri di un documento di riconoscimento, è ovvio; così come occorre specificare in quale esercizio commerciale è stata notata l’anomalia, cioè il repentino aumento del prezzo di questo o quel prodotto. E Mister Prezzi decide se far intervenire o no la Guardia di Finanza. Mi sembra un modo corretto, da parte nostra, di controllare il mercato e le sue improvvise follie. E poi, se non basta, passeremo al boicottaggio.

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